sabato 1 marzo 2014

Caro Lucio ti scrivo, così mi distraggo un po'

Scrivevo così, l'indomani della morte
 di Lucio, il primo marzo 2012. 
Lo ricordo sempre.
Nonostante lui sia volato in cielo,
le sue canzoni rimangono. 


Caro Lucio,
così voglio iniziare questa sera la mia consueta pagina di diario.
Un momento in cui raccontare, sebbene ad un interlocutore inanimato a cui oggi però ho dato un nome, le tante emozioni vissute in questa prima giornata di marzo.
Una giornata in cui il sole splendeva alto nel cielo, e i suoi primi raggi riscaldavano i visi della gente che iniziava a spogliarsi dei vistosi piumini invernali, lasciando spazio alle giacche primaverili.
La stagione della rinascita è alle porte e questo rende le persone più gioiose, con una ragione in più per sorridere.
Io avevo un motivo in più per essere felice: oggi era il compleanno di una mia compagna di classe e, dopo la mattinata scolastica, avremo festeggiato i suoi diciotto anni pranzando insieme ad altre amiche.
Una volta accomodate al tavolo e ordinato i nostri piatti, alzo gli occhi e guardo il maxi-schermo di fronte a me, al quale stavano trasmettendo il notiziario.
Ed ecco che in un istante vedo apparirmi davanti una tua foto Lucio, con accanto il titolo che annunciava al mondo intero la tua scomparsa.
All'inizio non ci credevo, ero incredula, in fondo ti avevo visto poche settimane prima sul palco del Festival di Sanremo, come potevi non esserci più?
Improvvisamente, la gioia e la felicità iniziale hanno lasciato spazio alla malinconia, alla tristezza e al pensiero di quanto può essere imprevedibile il destino di ognuno di noi.
Finito il pranzo, mi avvio verso casa e, durante il tragitto, mi faccio cullare dalle parole delle canzoni che trasmettono in radio. Non mi meraviglia il fatto che nelle stazioni radiofoniche ti stiano dando l'ultimo abbraccio attraverso i tuoi brani e non con pensieri o frasi importanti, perchè davanti alla morte è vero, non si sa mai cosa dire. Tutte le parole diventano futili e insignificanti davanti a un corpo senza vita e, talvolta, il silenzio sembra essere la soluzione migliore; ma le tue parole, quelle delle tue canzoni, sanno essere un balsamo per le ferite, anche per quelle più profonde.
Più ascolto i tuoi testi, più mi accorgo di quanto fossi un grande artista, con molte sfumature, perchè non sapevi solo scrivere canzoni, ma anche libri, e per te era fondamentale la fede, tanto che leggevi i saggi di un noto teologo, Vito Mancuso, del quale sei poi diventato amico, e col quale hai condiviso molte collaborazioni.
Ma non volevo solo dirti questo, Lucio.
E' vero, non sono mai stata una tua grande fan, non ho mai acquistato un tuo album, non ho mai assistito a un tuo concerto, non ho mai cantato a squarciagola i tuoi testi, poiché non ne conoscevo molti, ma si è sempre in tempo per accorgersi di aver sbagliato, per capire che, a volte, ci facciamo sfuggire da sotto gli occhi messaggi importanti.
Ciò non toglie che io sapessi chi fossi Lucio, e quando ti vedevo in televisione, durante le tue brevi apparizioni, ti ascoltavo. Mi ricordo di una volta quando, sentendo la tua “Caruso”, mi sono emozionata.
Perchè in quel “qui dove il mare luccica e tira forte il vento, su una vecchia terrazza davanti al golfo di Sorrento” si respira l'odore del mare e in quel “te voio bene assai, ma tanto tanto bene sai” si percepisce l'amore che nutrivi per la tua arte e per il mondo intero.
Ora i tuoi amici artisti ti ricordano come un uomo umile, generoso, attento nell'ascoltare e altruista nel lavoro di squadra, lo dimostrano le molte collaborazioni che hai realizzato e la semplicità con la quale ti sei messo in gioco, lo scorso febbraio, accompagnando Pierdavide Carone, giovane cantautore italiano, sul palco sanremese. Hai lasciato a lui il ruolo del protagonista e ti sei messo in secondo piano, risultando un eco sicuro alle sue parole.
Poco fa ho guardato il telegiornale della sera: parlavano ancora di te.
Questa volta però ho visto un Lucio giovane, coi capelli lunghi e la barba incolta. Un Lucio che non conoscevo, con gli occhialoni tondi come dettava la moda di quegli anni. Un Lucio che cantava “ecco il mistero, sotto il cielo di ferro e di gesso un uomo riesce ad amare lo stesso e ama davvero”. Un Lucio che sembra quasi un cantastorie, un sognatore, quando dice “vorrei girare il cielo come le rondini e ogni tanto fermarmi qua e là”.
E proprio come le tue rondini te ne sei andato lassù quando nessuno se lo aspettava.
Eri un abile artista, e come tutti i grandi maestri, dovevi uscire di scena sorprendendo tutti.
E ci sei riuscito, perchè i tuoi fan e i tuoi cari ti daranno l'ultimo saluto il giorno del tuo compleanno.

Ciao Lucio!  


3 commenti:

  1. Ricordo ancora quanto mi colpì la sua morte, non ci volevo e non ci voglio credere tutt'ora. E' come se fosse stato un mio dito, un pezzettino della mia pelle, per me Lucio Dalla era lì sempre presente. Impossibile perderlo. Invece da un giorno all'altro abbiamo dovuto dirgli addio senza preavviso, ma sono sicura che lui volteggia ancora su di noi per raccogliere gli abbracci che gli inviamo, e le bellissime lettere che gli scriviamo.

    Allora mi racconti questa prima sessione? Ho bisogno di entusiasmo da matricola :)

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  2. E' normale che tu sia soddisfatta! Anzitutto perchè è palesi che tu ami alla follia ciò che studi e poi perchè hai avuto una partenza davvero sprint! Sei grandiosa :D

    Io sono sommersa da emozioni contrastanti. Un minuto sono felice e il minuto dopo mi sento a terra. Urlo e poi sorrido. Insomma una psicopatica :)

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  3. E, tra due giorni, Lucio Dalla, sarà, nuovamente capace di invadere tutta Bologna con la sua semplicità. Sere, mi ha spiegato che, le finestre di casa sua, vengono spalancate e lì sotto, c'è un mare di gente. Che canta. Che sorride e pure che piange. Deve esser molto suggestiva ed emozionante come situazione.

    Esatto, tutto, a rilento. Ed io, sono in balia di emozioni davvero disastrose per il mio umore già ballerino di suo. Un giorno, riuscirei a spaccare il mondo. Quello dopo, invece, piangerei tutto il tempo. Sono veramente stremata. Questo posto uccide l'anima. Soprattutto la mia.
    Spero di andarmene quanto prima.

    Tu come stai Rem? Tolto lo studio, tutt'apposto?

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