giovedì 2 ottobre 2014

Mia madre e le parole mi hanno salvato la vita

Cari lettori,
ecco il terzo appuntamento con il racconto che vi sto facendo scoprire lentamente. Spero vi piaccia e, al prossimo giovedì! :)

Finita la lezione, Stella esce dall'aula e va in biblioteca per cercare alcuni saggi che il docente aveva suggerito di affiancare allo studio del manuale. Non le ci vuole molto, conosce bene la biblioteca e sa dove i responsabili ripongono le dispense per gli studenti. Poi è talmente a suo agio tra quegli scaffali, tra quei numerosi volumi, tra quei banchi a disposizione degli allievi che desiderano fermarsi a studiare, certi della compagnia e del silenzio dei libri. 
Stella guarda l'orologio: manca poco a mezzogiorno. Si precipita in mensa, dato che in un attimo si riempie e bisogna aspettare interminabili minuti mentre lo stomaco grida aiuto. Cammina frettolosamente, poi corre. La
mensa è distante dalla sua facoltà, finirà per non fare in tempo a mangiare, le sussurra il buonsenso. Quando arriva la fila c'è, ma non è lunga come si aspettava. Prende il suo posto e aspetta il suo turno. Più che in coda per il pranzo le sembra di essere in coda per sapere cosa ne sarà del proprio futuro data l'insistenza con cui le persone continuano a spingere e a guardare se gli altri procedono oppure no. All'interno della sala fa caldo. Comincia a esserci più di un brusio, inizia la vera confusione da osteria. Si sentono voci, talvolta schiamazzi, persone che si sbracciano per indicare ad altre in che tavolo si è oggi. Sembra ci sia molta comunicazione nei ragazzi, ma Stella osserva le persone attorno a lei e non le sembra di assistere a conversazioni. Volti che si guardano, persone che si squadrano, gente che si passa vicino sfiorandosi senza nemmeno guardarsi negli occhi. Sguardi timidi che si toccano per un istante, mani che si intrecciano velocemente quando si è alla macchinetta del caffè, oppure fuori, quando si fuma una sigaretta. Tutti sono costretti a correre dietro ai propri impegni e al proprio tempo che, se si potesse, si ruberebbe alle altre persone. Tutti hanno i minuti contati, non la libertà di sedersi a tavola e di parlare con i loro amici, di chiedere loro come stanno, guardandoli negli occhi. Alcuni, addirittura, si mandano sms da una parte all'altra della mensa. Abbiamo più strumenti del passato ma non sappiamo usarli con la stessa profondità che apparteneva ai nostri antenati. Siamo costretti a vivere in un mondo che sembra una ragnatela dalla quale non riusciremo mai a sbrogliarci. Sembriamo così ricchi di novità, ma alla fine non sappiamo nemmeno parlare con le persone che ci stanno attorno, non sappiamo comprenderle, capirle, sappiamo solo giudicarle dall'esterno, in
base a quello si ha addosso o nello zaino, non in base a quello che si è. Mentre Stella pensa a tutto questo, la coda si è mossa e tra qualche attimo toccherà a lei. Prende il suo vassoio, legge distrattamente il menu e poi
prende le posate, un piatto di pasta al pomodoro e una ciotola di insalata mista. E' in fila alla cassa quando, improvvisamente, sente un colpo in pieno petto. Le manca il respiro, non riesce a capire cosa stia succedendo. Pochi attimi confusi, in cui il dolore si fa sempre più forte, la vista si annebbia, le mani non hanno più la forza di tenere il vassoio. Stella sente il rumore dei piatti che si frantumano e il suo peso che si fa
quasi come quello di una piuma, accasciandosi a terra.
Poi, il buio.

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