La tanto desiderata pioggia è arrivata.
Non si chiama Beatrice, bensì Poppea e dicono che porterà con sè anche le temperature autunnali.
Sperando che tutto ciò non sia vero, incrocio le dita, perchè proprio di tornare a mettere le calze e gli stivali non ne ho voglia.
Amo l'estate anche per questo, basta poco per essere perfetti, a proprio agio.
Invece l'inverno è sofisticato, pretende strati su strati di cotone, lana, e poi non voglio prendere mal di gola, no no preferisco proprio la mia estate.
Poi quando penso all'autunno, la mente va inevitabilmente alla scuola.
Tra pochissimo si comincia ma io, ancora una volta, non voglio pensarci, voglio proprio che la preoccupazione si presenti al momento giusto.
Ora piove e il cielo è grigio, triste, fa solo venir voglia di dormire, e questo non aiuta se si hanno molte cose da fare.
Per fortuna la doccia mattutina - non quella abituale, ma quella che ho fatto portando fuori i cani - mi ha svegliata e non poco!
Poi mi fermo un attimo, guardo il cielo e capisco che sono incontentabile.
Quando era caldo invocavo la pioggia e ora che è arrivata non ne sono contenta?
Eh no, così non va!
Mi ascolto una canzone, sperando che vada meglio!
Un abbraccio a tutti!
venerdì 31 agosto 2012
martedì 28 agosto 2012
Padre della notte
Una canzone dolce, ricca di parole "che restano nel mio cuore", che arrivano al mio cuore e si fermano, senza volersene andare via.
Una canzone che può avere molti significati, ma per me uno solo.
Una canzone che mi ricorda il babbo del mio babbo, il mio nonno, quello che faceva il minatore, quello che si svegliava all'alba ogni mattina e andava a lavorare a piedi, incamminandosi verso i suoi amati monti.
Non l'ho conosciuto personalmente, o meglio, se ne è andato quando ero troppo piccola per ricordare, per capire chi fosse, per stampare nella mia mente il suo volto e da lì non farlo più uscire.
Tuttavia qualcosa di lui mi è rimasto dentro, nella mente, nel cuore, perchè quando vedo una foto di quando era militare o più giovane, riesco a riconoscerlo subito, quasi mi chiamasse, mi dicesse - Sì, sono io, il tuo nonno-.
Insieme a lui non ho molte foto, forse un paio, non era un uomo che amava farsi fotografare.
Quella che più mi piace è incorniciata in un collage di foto della mia famiglia.
Ci sono lui, la nonna, mio fratello ed io a pochi anni.
Il suo è un viso semplice, lineamenti dolci, affaticati solo dalle rughe del tempo, dalla fatica degli anni.
Occhi verdi che ispirano fiducia e che appena li guardi ti viene da sorridere.
Mani curate, che hanno visto la guerra, il lavoro in miniera, le giornate nei boschi a fare legna, ma che non hanno mai smesso di amare la vita.
Quando guardo quel volto vedo quanto hanno in comune lui e il mio Babbo e capisco come sarà quando diventerà vecchio, quando vedrà i suoi figli diventare grandi.
Mi piace immaginarlo così, come il nonno, con un'unica differenza; il nonno fumava la pipa, mentre papà non si stacca dalla sigaretta.
Caro nonno, questa è la prima volta che ti scrivo, e lo faccio con parole non mie, ma di un cantautore che sa cogliere i suoni più semplici per le emozioni più difficili.
Questo è il mio modo per farti sapere anche lassù che ti voglio bene, perchè anche se non ci siamo conosciuti molto, ogni giorno ho davanti a me la tua immagine più bella: tuo figlio.
"Quando il giorno sta finendo, quando scende giù la sera, fa che questa mia canzone diventi una preghiera."
lunedì 27 agosto 2012
Propositi futuri..
I giorni passano, lenti ma al tempo stesso veloci, intensi.
Non si fa nemmeno in tempo a vivere il lunedì, che ci si ritrova già in fondo alla settimana.
Il caldo, la noia e la preoccupazione che già ci prospettano in avanti, a quando la normale quotidianità ritornerà scalpitante a dettarci i ritmi lavorativi, quelli in cui la sveglia strilla e diventa antipatica, quelli in cui ogni mattina ci diciamo - stasera andrò a letto presto - e in realtà una miriade di cose ci tengono svegli fino a tardi.
L'estate per me è sempre stata una stagione lenta, in cui poter riposare, riprendere le forze, poltrire, fare quello che durante gli altri mesi non faccio o non riesco a fare.
Tra tutte queste attività, aggiungo anche quella che preferisco di più, quella di fermarsi a guardare, a osservare ciò che ci circonda, ciò che, sbagliando, tendiamo a dare per scontato.
Vediamo il sole sorgere e tramontare ogni giorno, ma mai ci fermiamo a guardarlo, a vedere qual è la sua traiettoria, a vedere come cambia la sua luce dalla stagione estiva a quella invernale.
Ho quasi diciannove anni e la mia prima alba l'ho vista la settimana scorsa.
Era il giorno dopo Ferragosto e insieme ad alcuni compagni di classe avevamo organizzato una rimpatriata in una baita a 1650m d'altitudine.
Tralasciando l'enorme fatica fatta per arrivare a destinazione - eh no, non ho più il fisico di una volta - mi sono accorta di come tutto può sembrare diverso se visto da un'altra prospettiva, quasi mettessimo un altro paio d'occhiali da vista.
Per la prima volta, quella notte ho visto davvero le stelle.
Non quei pochi punti che si vedono qui in città, ma un tappeto di stelle, tantissimi puntini uno vicino all'altro, con luminosità diverse, alcune con un'intensità maggiore, altre con una luce appena appena fioca.
E' stato bello, emozionante, luminoso.
Non riuscendo a dormire nel mio sacco a pelo, ho deciso di prendere una bella felpa e uscire, andare nel bosco e trovare una bella posizione per vedere l'alba, cosciente del fatto che da quelle parti - ha detta dei miei compagni montanari - arriva verso le sei.
Così, seduta su un bel sasso umido e freddo, - dopo infatti ho preso il raffreddore - ho iniziato a vedere il mantello del cielo scuro, quasi nero, che piano piano lasciava spazio a un pezzo di cielo più chiaro, quasi timido.
E poi, ecco che arriva.
Una palla di fuoco, color arancione, quasi rosso, imponente, che si erge sulle pendici dei monti.
Inizia lentamente la sua salita verso il punto più alto del cielo e io sono lì, che assisto alla sua fatica, che faccio il tifo per lui, che mi emoziono, perchè è la prima volta che vedo il sole in quel modo.
Mi spiace non poter farvi vedere le foto fatte col cellulare, meriterebbero davvero! Ve ne offro una trovata sul web che si avvicina a ciò a cui ho assistito.
Ed è guardando questi - piccoli miracoli quotidiani - che mi rendo conto che, durante le stagioni frenetiche e caotiche, non pongo la giusta attenzione a questi particolari, che pur dovrebbero essere importanti.
Mi prometto dunque, da ora in poi, di fare più attenzione a ciò che mi accade intorno, nonostante gli impegni e le numerose scadenze che so già occuperanno molto tempo.
Non si fa nemmeno in tempo a vivere il lunedì, che ci si ritrova già in fondo alla settimana.
Il caldo, la noia e la preoccupazione che già ci prospettano in avanti, a quando la normale quotidianità ritornerà scalpitante a dettarci i ritmi lavorativi, quelli in cui la sveglia strilla e diventa antipatica, quelli in cui ogni mattina ci diciamo - stasera andrò a letto presto - e in realtà una miriade di cose ci tengono svegli fino a tardi.
L'estate per me è sempre stata una stagione lenta, in cui poter riposare, riprendere le forze, poltrire, fare quello che durante gli altri mesi non faccio o non riesco a fare.
Tra tutte queste attività, aggiungo anche quella che preferisco di più, quella di fermarsi a guardare, a osservare ciò che ci circonda, ciò che, sbagliando, tendiamo a dare per scontato.
Vediamo il sole sorgere e tramontare ogni giorno, ma mai ci fermiamo a guardarlo, a vedere qual è la sua traiettoria, a vedere come cambia la sua luce dalla stagione estiva a quella invernale.
Ho quasi diciannove anni e la mia prima alba l'ho vista la settimana scorsa.
Era il giorno dopo Ferragosto e insieme ad alcuni compagni di classe avevamo organizzato una rimpatriata in una baita a 1650m d'altitudine.
Tralasciando l'enorme fatica fatta per arrivare a destinazione - eh no, non ho più il fisico di una volta - mi sono accorta di come tutto può sembrare diverso se visto da un'altra prospettiva, quasi mettessimo un altro paio d'occhiali da vista.
Per la prima volta, quella notte ho visto davvero le stelle.
Non quei pochi punti che si vedono qui in città, ma un tappeto di stelle, tantissimi puntini uno vicino all'altro, con luminosità diverse, alcune con un'intensità maggiore, altre con una luce appena appena fioca.
E' stato bello, emozionante, luminoso.
Non riuscendo a dormire nel mio sacco a pelo, ho deciso di prendere una bella felpa e uscire, andare nel bosco e trovare una bella posizione per vedere l'alba, cosciente del fatto che da quelle parti - ha detta dei miei compagni montanari - arriva verso le sei.
Così, seduta su un bel sasso umido e freddo, - dopo infatti ho preso il raffreddore - ho iniziato a vedere il mantello del cielo scuro, quasi nero, che piano piano lasciava spazio a un pezzo di cielo più chiaro, quasi timido.
E poi, ecco che arriva.
Una palla di fuoco, color arancione, quasi rosso, imponente, che si erge sulle pendici dei monti.
Inizia lentamente la sua salita verso il punto più alto del cielo e io sono lì, che assisto alla sua fatica, che faccio il tifo per lui, che mi emoziono, perchè è la prima volta che vedo il sole in quel modo.
Mi spiace non poter farvi vedere le foto fatte col cellulare, meriterebbero davvero! Ve ne offro una trovata sul web che si avvicina a ciò a cui ho assistito.
Ed è guardando questi - piccoli miracoli quotidiani - che mi rendo conto che, durante le stagioni frenetiche e caotiche, non pongo la giusta attenzione a questi particolari, che pur dovrebbero essere importanti.
Mi prometto dunque, da ora in poi, di fare più attenzione a ciò che mi accade intorno, nonostante gli impegni e le numerose scadenze che so già occuperanno molto tempo.
domenica 26 agosto 2012
Cara Luna
Quando ero piccola mi capitava spesso di guardare la Luna.
Vedevo questa gigantesca palla bianca con qualche macchia grigia qua e là e mi piaceva pensare che la Luna fosse la sorella della Terra.
Così diverse, ma che non sanno stare lontane.
Compiono i loro moti insieme, non staccandosi mai.
La Terra rimane sempre uguale, mentre ogni giorno la Luna cambia le sue dimensioni.
Talvolta è uno spicchio talmente piccolo che si fa quasi fatica a vederlo.
Altre volte la vediamo a metà, quasi volesse giocare a nascondino.
Poi ci sono quei giorni in cui la vediamo piena, in tutta la sua totalità e la sua essenziale eleganza.
Non ha bisogno di tanti complimenti.
A lei basta che il cielo sia limpido e cupo per essere il faro che illumina il mondo, custodendo ognuno di noi durante le ore in cui dormiamo tra le braccia di Morfeo.
E proprio durante una di quelle sere, mentre molti si apprestavano a sedersi sul divano e a guardare qualche trasmissione alla televisione, c'è stato un uomo che ha fatto i primi passi sulla superficie di questa splendida Luna.
Un uomo che si è ritrovato con gli occhi di un intero pianeta puntati addosso.
Un uomo che è entrato a far parte della storia.
Un uomo che ci ha fatto sognare.
Un uomo che si è spento poche ore fa e che io ho voluto ricordare così.
Ciao Neil!
Vedevo questa gigantesca palla bianca con qualche macchia grigia qua e là e mi piaceva pensare che la Luna fosse la sorella della Terra.
Così diverse, ma che non sanno stare lontane.
Compiono i loro moti insieme, non staccandosi mai.
La Terra rimane sempre uguale, mentre ogni giorno la Luna cambia le sue dimensioni.
Talvolta è uno spicchio talmente piccolo che si fa quasi fatica a vederlo.
Altre volte la vediamo a metà, quasi volesse giocare a nascondino.
Poi ci sono quei giorni in cui la vediamo piena, in tutta la sua totalità e la sua essenziale eleganza.
Non ha bisogno di tanti complimenti.
A lei basta che il cielo sia limpido e cupo per essere il faro che illumina il mondo, custodendo ognuno di noi durante le ore in cui dormiamo tra le braccia di Morfeo.
E proprio durante una di quelle sere, mentre molti si apprestavano a sedersi sul divano e a guardare qualche trasmissione alla televisione, c'è stato un uomo che ha fatto i primi passi sulla superficie di questa splendida Luna.
Un uomo che si è ritrovato con gli occhi di un intero pianeta puntati addosso.
Un uomo che è entrato a far parte della storia.
Un uomo che ci ha fatto sognare.
Un uomo che si è spento poche ore fa e che io ho voluto ricordare così.
Ciao Neil!
sabato 25 agosto 2012
Saturday's Book
Carissimi lettori,
un nuovo weekend si avvicina e io ho un nuovo consiglio di lettura per voi.
Quest'estate non mi sono fatta mancare proprio nulla in quanto a libri e ne sono davvero felice!
Purtroppo il tempo passa e tra pochi giorni sarà ora di rimettere lo zaino in spalla e avventurarsi tra i banchi di scuola, tra le materie preferite e quelle un po' meno, ma non roviniamo questo post parlando di paure o preoccupazioni e immergiamoci in questa storia davvero imperdibile!
Oggi vi parlerò di un libro recente, che ho molto cercato e, quando l'ho trovato su una mensola in biblioteca, non ho potuto che afferrarlo e prenderlo in prestito! Lo volevo leggere davvero da molto tempo, perchè la storia mi incuriosiva e intrigava al tempo stesso e, finalmente, ce l'ho fatta. Immaginate il mio stato d'animo!
Come potete vedere dall'immagine qui a lato, la recensione di oggi sarà dedicata a
"Se fosse per sempre" di Tara Hudson, edito da Editrice Nord - una casa editrice davvero ricca di romanzi interessanti - e pubblicato nel gennaio del 2012.
"Gridai.
Gridai come quando la morte mi aveva travolto.
In quel momento, il ragazzo aprì gli occhi e mi fissò.
Ero sconcertata.
Poteva vedermi?
Lui allungò la mano e me la poso sulla guancia.
Poi sorrise.
La mia gioia era incontenibile.
Mi vedeva! Mi vedeva! "
Per incuriosirvi ancora un poco, vi lascio guardare anche il booktrailer di questo romanzo.
Amelia è una giovane ragazza morta, questo fa di lei un giovane fantasma.
Non ricorda nulla della sua morte, di come si è ritrovata ad essere un'anima e a non essere vista dalle persone vive. Tanta la disperazione, la paura, la solitudine dei suoi pensieri e la disperazione che la attraversa durante i suoi incubi. Sogni ombrosi, cupi, in cui lei si ritrova nelle acque del fiume, a combattere con le correnti e le onde, ma che finiscono sempre allo stesso modo: con il suo risveglio e la presa di coscienza di essere, ancora una volta, una semplice anima.
Durante una notte, improvvisamente, un'auto sbanda sul ponte che sovrasta il fiume, l'High Bridge, e un ragazzo viene catapultato in acqua, ma è privo di sensi e non riesce a muoversi. Amelia fa di tutto per aiutare quel ragazzo, non vuole che faccia la sua stessa fine, vuole che viva. Sente il suo battito cardiaco e capisce che sta per morire ma, fortunatamente, i suoi occhi si aprono, la vedono, e forse è per questo che riesce a salvarsi. Subito vengono chiamati i soccorsi, ma Amelia è ancora sorpresa da ciò che è appena successo.
Lui la vedeva, riusciva a vedere un fantasma, come era possibile tutto ciò? La curiosità di Amelia si fa tanto grande da seguire quel misterioso ragazzo fino a bordo dell'ambulanza.
"Chiamami Joshua" gli sussurra lui.
Amelia capisce di non aver immaginato tutto: Joshua la può vedere e può anche parlargli.
Inizia così una nuova e strana conoscenza tra i due, una conoscenza che sfocerà in più di un'amicizia, in un amore comprensivo e reale, puro e forte, capace di superare qualsiasi ostacolo, anche quelli appartenenti a un altro sistema, a quello delle anime morte.
Joshua accompagnerà per mano la sua nuova amica e, insieme, riusciranno a capire dettagli del suo passato, scoprendo che è morta il giorno del suo diciottesimo compleanno.
Le cose si complicano quando Nonna Ruth rivela al nipote e alla sua nuova compagna di essere una Veggente e la stessa eredità è stata tramandata anche a Joshua, che dovrebbe quindi esorcizzare Amelia e non aiutarla a scoprirsi.
Tra il loro rapporto si intromette anche Eli, un'anima malvagia che provoca incidenti e morti per consegnare gli spiriti ai suoi Padroni.
Eli vuole Amelia per sè, la vuole proprio come anni prima aveva voluto Melissa.
Una volontà certamente malata e colpevole, dato che Eli è il responsabile della morte della stessa Amelia.
Ed è proprio quando lui le rivela di "non essersi buttata dal ponte High Bridge, bensì di essere stata spinta" che la giovane ragazza ricorda tutto, ogni minimo attimo di quelle ultime ore della sua esistenza.
Nel frattempo Eli, invidioso del rapporto di Joshua e Amelia, decide di inscenare per Jillian, sorella di Joshua, la stessa festa che era costata cara alla protagonista.
Seppur a fatica, Amelia e il suo amato riusciranno a salvarla, ma anche a lei rimarrà per sempre il ricordo di quel "fattore scatenante", pur non volendo riconoscerlo.
Dopo quell'incredibile esperienza, Amelia capisce di non poter stare senza Joshua, perchè
"avrei scelto sempre e comunque l'aldilà, se era un aldilà da trascorrere con lui."
un nuovo weekend si avvicina e io ho un nuovo consiglio di lettura per voi.
Quest'estate non mi sono fatta mancare proprio nulla in quanto a libri e ne sono davvero felice!
Purtroppo il tempo passa e tra pochi giorni sarà ora di rimettere lo zaino in spalla e avventurarsi tra i banchi di scuola, tra le materie preferite e quelle un po' meno, ma non roviniamo questo post parlando di paure o preoccupazioni e immergiamoci in questa storia davvero imperdibile!
Oggi vi parlerò di un libro recente, che ho molto cercato e, quando l'ho trovato su una mensola in biblioteca, non ho potuto che afferrarlo e prenderlo in prestito! Lo volevo leggere davvero da molto tempo, perchè la storia mi incuriosiva e intrigava al tempo stesso e, finalmente, ce l'ho fatta. Immaginate il mio stato d'animo!
Come potete vedere dall'immagine qui a lato, la recensione di oggi sarà dedicata a
"Se fosse per sempre" di Tara Hudson, edito da Editrice Nord - una casa editrice davvero ricca di romanzi interessanti - e pubblicato nel gennaio del 2012.
"Gridai.
Gridai come quando la morte mi aveva travolto.
In quel momento, il ragazzo aprì gli occhi e mi fissò.
Ero sconcertata.
Poteva vedermi?
Lui allungò la mano e me la poso sulla guancia.
Poi sorrise.
La mia gioia era incontenibile.
Mi vedeva! Mi vedeva! "
Per incuriosirvi ancora un poco, vi lascio guardare anche il booktrailer di questo romanzo.
Un libro che vi terrà col fiato sospeso sino all'ultima pagina.
Un libro che vi farà conoscere la paura, ma anche il coraggio della protagonista.
Un libro che racconta un fenomeno sovrannaturale in modo magnifico.
Voto 9
giovedì 23 agosto 2012
Comunicazione di servizio
Carissimi lettori,
credo che nei prossimi giorni non mi farò sentire molto spesso.
Purtroppo le vacanze stanno per finire e devo assolutamente dare un'ultima occhiata ad alcuni programmi prima che inizi la scuola.
Qualche materia più che ostica mi terrà occupata, spero di riuscire a contrastare le ultime difficoltà.
Se poi aggiungiamo il caldo che in questi giorni non dà tregua e che non fa nemmeno dormire la notte, (invoco l'arrivo della tempesta di Beatrice da giorni!) direi che abbiamo calcolato tutto.
Ho preparato per voi alcuni post programmati riguardanti le nostre care letture, ma conto di farmi sentire presto, se non altro per leggere di voi!
Un abbraccio a tutti voi!
A presto
lunedì 20 agosto 2012
Scrivendo in un pomeriggio d'estate...
Alla radio mandano “Come un pittore” dei Modà featuring Jarabe de Pablo.
Una canzone con delle parole semplici ma che arrivano dritte al cuore e ti fanno riflettere e, allo stesso tempo, sorridere.
Quelle parole che facevano “Come un pittore, farò in modo di arrivare dritto al cuore con la forza del colore”, quella melodia, mi avevano portato indietro nel tempo, a quando, in un giorno d'estate di tanto tempo fa, avevo accompagnato mio padre in spiaggia.
Amavamo entrambi il mare, era la nostra vera casa. Riuscivamo a rimanere seduti su quei granelli di sabbia anche per ore. Io giocavo sempre con quella polvere ocra, che sapeva infilarsi ovunque: tra le pieghe delle dita, tra i pori della pelle e, se aiutata da un colpo di vento, sapeva arrivare perfino tra i capelli.
Quel pomeriggio papà si era portato in spiaggia il lavoro: faceva il pittore.
Io rimanevo seduta e guardavo quella tela che dapprima bianca, ora iniziava a prendere forma, a diventare viva. Era curioso vedere tutte le fasi del lavoro di papà. Si sedeva sul suo sgabello, fissava un punto, poi prendeva la tavolozza e io dovevo passargli i vari tubetti di colore che mi chiedeva. Quando formava i colori sulla tavolozza era concentratissimo, con gli occhi fissi su quegli schizzi quasi liquidi. Sembrava che seguisse pari passo le azioni che facevano gli artisti del Cinquecento prima di poggiare il pennello sulla tela.
Quando aveva trovato la tonalità giusta di ogni colore, prendeva il pennello, lo sfregava tra le sue mani, soffiava sulle setole, inumidiva la punta in un poca di acqua e poi iniziava la sua rappresentazione. Non bisognava distrarlo o interromperlo finchè non aveva ben riportato le linee guida del suo disegno. Lo avevo guardato talmente tante volte che sapevo riconoscere quando potevo iniziare a parlare un po' con lui.
- Papà questa volta mi regali la tua tela?- dissi abbozzando un sorriso
- No Stella, lo sai che è per la galleria. Ma prometto che te ne farò una alla quale non saprai resistere. Dovrai per forza appenderla in camera tua. -
- Dici davvero papà? - chiesi troppo entusiasta.
- Certamente – rispose lui, sorridendomi anche con gli occhi, nonostante fossero coperti dagli scuri occhiali da sole.
- Papà, posso farti una domanda? - continuai
- Spara piccola! -
- Ma quando hai capito che volevi fare il pittore? -
- Che domanda difficile Stella! Beh, per cominciare, posso dirti che mi sono sempre piaciuti molto i colori. Quando avevo la tua età non facevo altro che disegnare. E poi, quando sono diventato più grande, ho capito che volevo catturare le immagini che più mi piacevano, ma non in modo semplice come si può fare con una macchina fotografica. Volevo far nascere delle emozioni e delle sensazioni dentro di me grazie alle mie rappresentazioni. Poi, fortunatamente, ho scoperto che le mie opere non suscitavano sentimenti solo in me, ma anche ad altre persone. Ecco perchè ogni tanto mi chiedono di portare delle tele in una galleria: per far emozionare le persone che non hanno il tempo di soffermarsi a guardare le bellezze che hanno intorno a loro e che, ogni giorno, danno per scontate.- concluse soddisfatto.
-Papà, come parli difficile! E riuscirò un giorno a catturare delle immagini anche io? - domandai stupita e, allo stesso tempo, perplessa.
- Tu dovrai capire quello che ti piace fare, che potrebbe anche essere diverso da quello che piace a me. Ma ci vorrà del tempo, dovrai imparare a conoscere te stessa e ciò che ti piace davvero. Per ora dimmi, cosa ne pensi di questo disegno? -
- E' bellissimo papà, ma non è ancora finito! - rispondei prontamente
- Hai ragione, ci vorrà ancora un po'. Vuoi sempre restare lì seduta a guardare? - mi chiese, sapendo già la risposta
- Certo papà! - risposi io, come ero solita fare, con quella risposta super espansiva.
sabato 18 agosto 2012
Saturday's Book
Carissimi lettori,
eccoci ritrovati con un nuovo appuntamento della nostra rubrica di libri.
Oggi, cari amici, vi racconterò una fantastica storia, uno di quei racconti che non potrete, e sottolineo non potrete, assolutamente perdervi.
Una di quelle storie che già dalle prime pagine vi penetrerà sotto la pelle, vi pulserà nelle vene, vi arriverà dritta al cuore e passerà anche per la vostra mente. Vi domanderete se non sto esagerando, ebbene fidatevi, non lo sto facendo affatto. Sono entusiasta della scelta di questo libro e del suo acquisto e devo ringraziare due amiche che, con le loro video-recensioni, mi hanno davvero incuriosita e guidata, quasi tenendomi per mano, verso questo romanzo. Dunque il mio più sincero grazie va alla meravigliosa Anita Book del blog L'Ora del Libro e alla gentile e disponibile Rossella Martielli del blog Diario di una Scrittrice. Non perdetevi questi due blog se siete amanti dei libri!
Ora vi starete chiedendo di quale misterioso libro vi parlerò, ebbene non vi tengo sulle spine e vi dico subito che si tratta di "Olivia, ovvero la lista dei sogni possibili" scritto da Paola Calvetti, edito da Mondadori nel maggio 2012.
Tuttavia, prima di sottoporvi alle mie riflessioni e alle mie
considerazioni, vi lascio gustare il booktrailer di questo romanzo.
Olivia viene licenziata così su due piedi dalla sua compagnia, la Breston&Partners, e si trova costretta a ripensare alla sua vita, ai suoi progetti e ai sacrifici fatti per arrivare a ricoprire quell'incarico. Dopo un breve faccia a faccia con il suo capo, soprannominato la Witch, che ricorre alla consueta frase "stiamo attraversando la peggiore crisi economica che ha investito il mondo occidentale", Olivia si vede fuori dall'edificio, sola, con il suo scatolone riempito di effetti personali e travolta da una bufera di neve. Decide quindi di rifugiarsi in un bar tabacchi, apparentemente inadatto, ma si rivela il posto più opportuno dove trascorrere e riflettere sul suo presente, sul suo passato e sul suo prossimo futuro. Grazie alle cortesie di Manuel, un giovane studente di economia che si mantiene gli studi lavorando come cameriere, riuscirà a trascorrere una giornata abbastanza tranquilla. Nonostante il suo IPhone continui a illuminarsi e a riflettere la preoccupazione di Sarah, la sua amica di sempre, Olivia inizia a riordinare i pensieri e a scrivere una lista di cose che potrebbe fare ora che non si deve più preoccupare di andare a dormire presto e svegliarsi appena la sveglia suona. La nostra protagonista inizia così a ripercorrere alcuni episodi salienti della sua vita, tra cui la sua felice infanzia. Un personaggio indelebile nel cuore di Olivia è certamente la sua adorata nonna. Una di quelle che non davano mai pane e Nutella per merenda, ma "panini al latte con un sottile strato di burro e una spolverata di zucchero". Una nonna che le aveva regalato una Polaroid, facendole così venire la passione per le foto, per gli scatti, per catturare i momenti più significativi della propria quotidianità. Una nonna che, anche se non c'era più, si faceva sentire ed era sempre presente, accanto ad Olivia. Le torna in mente anche il dolore della separazione dei suoi genitori, dovuta a una nuova relazione del padre che, per avventurarsi con una più giovane, aveva mandato a monte un matrimonio e una famiglia. Tra una cioccolata con panna, qualche frolla e un panino al tonno, Olivia ripercorre anche la sua storia sentimentale. Sarah aveva incontrato l'uomo dei suoi sogni alla lavanderia sotto casa, si erano piaciuti e amati fin dal primo istante. Si erano sposati quasi subito e Sarah aveva già il pancione. Erano il ritratto della felicità e dell'amore, di quel sentimento assoluto che mancava a Olivia, ma che aspettava pazientemente. "Amami e basta", questo era il comandamento al quale Olivia ambiva, quando avrebbe trovato la persona giusta, quella con cui condividere tutto, persino i sogni. La nostra protagonista ripercorre anche i tempi universitari, quando era andata a Londra con l'intento di trovare un libro che le sarebbe servito per la tesi di laurea e invece aveva trovato la Serendipità. - La cosa? - direte voi. La Serendipità, ovvero quella "sensazione di euforia che si prova quando si scopre una cosa non cercata mentre se ne sta cercando un'altra, ovvero l'essere disposti, mentre si cerca qualcosa di ben determinato, a trovare altro, ad accogliere mondi, visioni e riflessioni che non ci eravamo aspettati di incontrare." Nel frattempo la vita parallela di Diego si snoda con qualche difficoltà. Il suo Destino è stato segnato dalla perdita del fratello Andrea, un grande musicista che, per un misterioso motivo, aveva deciso di farla finita. Era andato a vederlo nella camera mortuaria, ed era rimasto sorpreso dal modo composto in cui il fratello stava dormendo. Lo ricordava così, freddo, immobile, con le mani incrociate e non sotto alle ginocchia, come era solito addormentarsi. Quella disgrazia aveva lentamente spento anche la madre di Diego, che viveva nel ricordo di un figlio che non c'era più, forse facendo pesare quella mancanza anche al figlio sopravvissuto. Diego era timido e aveva l'abitudine di scrivere parole su un diario, ma non aveva ancora trovato il nome con cui si definiva un bambino che aveva perso il fratello. La sua ricerca delle parole continua silenziosa, anche quando incontra Enrico, l'unico amico sul quale avrebbe potuto sempre contare. I due si tengono in contatto anche dopo il liceo, quando compiono scelte diverse ma che non ostacolano la loro amicizia. Addirittura Diego sembra avere trovato l'amore grazie a Mathilde, tuttavia, quando si trovano a un matrimonio e vedono la magia che contraddistingue i due sposi, lui capisce di non amare. "La verità è che davvero non avevo bisogno di Mathilde. Anche quando stavo con lei, era sempre da un'altra parte." Ma il Destino, la Serendipità, quella specie di incantesimo che risolve i problemi quando meno te lo aspetti, arriva anche per i nostri due protagonisti. Dopo una giornata all'insegna delle riflessioni, Olivia viene invitata alla festa di Natale della compagnia di Sarah e, seppure a malavoglia, decide di andarci. Diego, invece, si reca al party perchè Enrico aveva appena concluso un affare: aveva comprato la compagnia. Così, con una camicia bianca, un paio di jeans e gli stivali da Peter Pan, Olivia si avventura in quella sala dove tutte le altre donne sono strette in un classico tubino nero e hanno dei calici in mano, dei sorrisi smaglianti, delle carinerie per ogni uomo. Eppure uno tra tutti, con gli occhiali in metallo e la sciarpa rossa, la fissa e lei non può far altro che ricambiare quello sguardo intenso. Diego la vede, lei, una ventata d'aria fresca in una giornata come tante altre, l'unica che riesce a fargli provare una sensazione simile, la sola che ha sempre un ciuffo di capelli che le cade sulla fronte. Il Destino li fa incontrare davanti a un tavolo. Il silenzio la fa da padrone, ma i loro occhi si stanno parlando. Una stretta di mano, uno scambio di auguri e il Destino ha presentato a entrambi la soluzione che non si aspettavano.
eccoci ritrovati con un nuovo appuntamento della nostra rubrica di libri.
Oggi, cari amici, vi racconterò una fantastica storia, uno di quei racconti che non potrete, e sottolineo non potrete, assolutamente perdervi.
Una di quelle storie che già dalle prime pagine vi penetrerà sotto la pelle, vi pulserà nelle vene, vi arriverà dritta al cuore e passerà anche per la vostra mente. Vi domanderete se non sto esagerando, ebbene fidatevi, non lo sto facendo affatto. Sono entusiasta della scelta di questo libro e del suo acquisto e devo ringraziare due amiche che, con le loro video-recensioni, mi hanno davvero incuriosita e guidata, quasi tenendomi per mano, verso questo romanzo. Dunque il mio più sincero grazie va alla meravigliosa Anita Book del blog L'Ora del Libro e alla gentile e disponibile Rossella Martielli del blog Diario di una Scrittrice. Non perdetevi questi due blog se siete amanti dei libri!
Ora vi starete chiedendo di quale misterioso libro vi parlerò, ebbene non vi tengo sulle spine e vi dico subito che si tratta di "Olivia, ovvero la lista dei sogni possibili" scritto da Paola Calvetti, edito da Mondadori nel maggio 2012.
Tuttavia, prima di sottoporvi alle mie riflessioni e alle mie
considerazioni, vi lascio gustare il booktrailer di questo romanzo.
Olivia viene licenziata così su due piedi dalla sua compagnia, la Breston&Partners, e si trova costretta a ripensare alla sua vita, ai suoi progetti e ai sacrifici fatti per arrivare a ricoprire quell'incarico. Dopo un breve faccia a faccia con il suo capo, soprannominato la Witch, che ricorre alla consueta frase "stiamo attraversando la peggiore crisi economica che ha investito il mondo occidentale", Olivia si vede fuori dall'edificio, sola, con il suo scatolone riempito di effetti personali e travolta da una bufera di neve. Decide quindi di rifugiarsi in un bar tabacchi, apparentemente inadatto, ma si rivela il posto più opportuno dove trascorrere e riflettere sul suo presente, sul suo passato e sul suo prossimo futuro. Grazie alle cortesie di Manuel, un giovane studente di economia che si mantiene gli studi lavorando come cameriere, riuscirà a trascorrere una giornata abbastanza tranquilla. Nonostante il suo IPhone continui a illuminarsi e a riflettere la preoccupazione di Sarah, la sua amica di sempre, Olivia inizia a riordinare i pensieri e a scrivere una lista di cose che potrebbe fare ora che non si deve più preoccupare di andare a dormire presto e svegliarsi appena la sveglia suona. La nostra protagonista inizia così a ripercorrere alcuni episodi salienti della sua vita, tra cui la sua felice infanzia. Un personaggio indelebile nel cuore di Olivia è certamente la sua adorata nonna. Una di quelle che non davano mai pane e Nutella per merenda, ma "panini al latte con un sottile strato di burro e una spolverata di zucchero". Una nonna che le aveva regalato una Polaroid, facendole così venire la passione per le foto, per gli scatti, per catturare i momenti più significativi della propria quotidianità. Una nonna che, anche se non c'era più, si faceva sentire ed era sempre presente, accanto ad Olivia. Le torna in mente anche il dolore della separazione dei suoi genitori, dovuta a una nuova relazione del padre che, per avventurarsi con una più giovane, aveva mandato a monte un matrimonio e una famiglia. Tra una cioccolata con panna, qualche frolla e un panino al tonno, Olivia ripercorre anche la sua storia sentimentale. Sarah aveva incontrato l'uomo dei suoi sogni alla lavanderia sotto casa, si erano piaciuti e amati fin dal primo istante. Si erano sposati quasi subito e Sarah aveva già il pancione. Erano il ritratto della felicità e dell'amore, di quel sentimento assoluto che mancava a Olivia, ma che aspettava pazientemente. "Amami e basta", questo era il comandamento al quale Olivia ambiva, quando avrebbe trovato la persona giusta, quella con cui condividere tutto, persino i sogni. La nostra protagonista ripercorre anche i tempi universitari, quando era andata a Londra con l'intento di trovare un libro che le sarebbe servito per la tesi di laurea e invece aveva trovato la Serendipità. - La cosa? - direte voi. La Serendipità, ovvero quella "sensazione di euforia che si prova quando si scopre una cosa non cercata mentre se ne sta cercando un'altra, ovvero l'essere disposti, mentre si cerca qualcosa di ben determinato, a trovare altro, ad accogliere mondi, visioni e riflessioni che non ci eravamo aspettati di incontrare." Nel frattempo la vita parallela di Diego si snoda con qualche difficoltà. Il suo Destino è stato segnato dalla perdita del fratello Andrea, un grande musicista che, per un misterioso motivo, aveva deciso di farla finita. Era andato a vederlo nella camera mortuaria, ed era rimasto sorpreso dal modo composto in cui il fratello stava dormendo. Lo ricordava così, freddo, immobile, con le mani incrociate e non sotto alle ginocchia, come era solito addormentarsi. Quella disgrazia aveva lentamente spento anche la madre di Diego, che viveva nel ricordo di un figlio che non c'era più, forse facendo pesare quella mancanza anche al figlio sopravvissuto. Diego era timido e aveva l'abitudine di scrivere parole su un diario, ma non aveva ancora trovato il nome con cui si definiva un bambino che aveva perso il fratello. La sua ricerca delle parole continua silenziosa, anche quando incontra Enrico, l'unico amico sul quale avrebbe potuto sempre contare. I due si tengono in contatto anche dopo il liceo, quando compiono scelte diverse ma che non ostacolano la loro amicizia. Addirittura Diego sembra avere trovato l'amore grazie a Mathilde, tuttavia, quando si trovano a un matrimonio e vedono la magia che contraddistingue i due sposi, lui capisce di non amare. "La verità è che davvero non avevo bisogno di Mathilde. Anche quando stavo con lei, era sempre da un'altra parte." Ma il Destino, la Serendipità, quella specie di incantesimo che risolve i problemi quando meno te lo aspetti, arriva anche per i nostri due protagonisti. Dopo una giornata all'insegna delle riflessioni, Olivia viene invitata alla festa di Natale della compagnia di Sarah e, seppure a malavoglia, decide di andarci. Diego, invece, si reca al party perchè Enrico aveva appena concluso un affare: aveva comprato la compagnia. Così, con una camicia bianca, un paio di jeans e gli stivali da Peter Pan, Olivia si avventura in quella sala dove tutte le altre donne sono strette in un classico tubino nero e hanno dei calici in mano, dei sorrisi smaglianti, delle carinerie per ogni uomo. Eppure uno tra tutti, con gli occhiali in metallo e la sciarpa rossa, la fissa e lei non può far altro che ricambiare quello sguardo intenso. Diego la vede, lei, una ventata d'aria fresca in una giornata come tante altre, l'unica che riesce a fargli provare una sensazione simile, la sola che ha sempre un ciuffo di capelli che le cade sulla fronte. Il Destino li fa incontrare davanti a un tavolo. Il silenzio la fa da padrone, ma i loro occhi si stanno parlando. Una stretta di mano, uno scambio di auguri e il Destino ha presentato a entrambi la soluzione che non si aspettavano.
Un libro davvero magico, incantato, ma che va degustato con calma.
Un libro di cui vorrete sottolineare molte frasi, soprattutto le considerazioni della nonna.
Un libro nel quale potrete immedesimarvi.
Voto 10
E vi lascio con una chicca dedicata a tutti voi!
mercoledì 15 agosto 2012
lunedì 13 agosto 2012
Ops, San Lorenzo è già passato!
Cari lettori,
non so voi, ma io non ho mai visto una stella cadente.
Le stelle normali - ma come si può definire normale una stella - quelle sì non me le sono fatte mancare, soprattutto d'inverno riesco a contemplare il cielo, col naso all'insù, e a riconoscere anche qualche costellazione.
Quelle facili, come Orione, i Gemelli, aumentiamo la difficoltà se invece mi si chiede di localizzare il Carro, quello non c'è proprio verso di riuscire a vederlo. Sarà per la mia miopia che forse, udite udite, ha deciso di fermarsi, oppure per le luci della città, o talvolta per le nuvole che coprono le stelle quasi a voler essere delle dolci coperte.
La notte di San Lorenzo io però stelle cadenti non ne ho viste.
Ammettiamo pure che MemoriaRem quella sera se ne stava tranquillamente seduta a un tavolo in una gelateria, felice di trascorrere una serata con quattro amiche. Eppure tra una chiacchierata e l'altra, tra un po' di panna, un po' di crema e di nocciola - eh sì, il mio EisCafè era davvero buono - non mi è neppure venuto in mente che forse, durante quelle ore, avrei dovuto guardare meglio il cielo.
Scoprire che tra quel buio, apparentemente tutto uguale, c'erano squarci di sereno, pezzetti di cielo nei quali sarebbe passata, in un attimo impercettibile, una stella cadente e, con lei, il desiderio tanto cercato di qualcuno.
Che poi come fa una stella cadente a decidere quale desiderio esaudire?
Mah, sarà che io non sono mai riuscita a vederne una, un po' per colpa della mia memoria, un po' per la mia fortuna.
Ma io mi accontento delle stelle semplici, di quelle che stanno lì, immobili, che non si muovono.
Quelle che sono sicura di trovare per più notti, sempre lì, pronte a confortarmi con la loro luce, ad ispirare i miei pensieri, a tenermi compagni quando non riesco a dormire, a cullare i miei occhi quando non riescono a staccarsi dalle pagine di un libro.
E voi ne avete viste?
sabato 11 agosto 2012
Saturday's Book
Carissimi lettori,
eccoci di nuovo qui con un nuovo appuntamento con la nostra rubrica settimanale di libri.
Nonostante il caldo di questa settimana sono riuscita a trovare molto più che un rifugio in nuove pagine, nuove storie e nuovi protagonisti, che mi hanno accompagnata nei loro cuori, tra i loro pensieri, passando per il loro passato e facendomi scorgere qualcosa del loro futuro.
Quella di cui vi parlerò oggi è una storia che mi ha molto colpita.
Talvolta triste, talvolta violenta, ma indubbiamente intrisa di emozioni forti.
Vi parlo di "L'armadio dei vestiti dimenticati" dell'autrice finlandese Riikka Pulkkinen, edito dalla casa editrice Garzanti proprio nel febbraio 2012.
"Nel vestito Anna si sente un'altra.
Quante volte l'avrà indossato la nonna, una o due volte all'anno?
Ci sarà andata a teatro con gli amici, avrà poi bevuto
un cocktail rosa al bar, avrà saltellato tornando a casa? "
Come già potete notare dall'immagine di copertina, lievemente sfumata e dall'aspetto quasi freddo, il romanzo che ci cullerà per questo post sarà sicuramente denso di dettagli, di intrighi, facendo sicuramente risultare talvolta l'intreccio un poco confuso. In realtà tutto è studiato nei minimi dettagli e l'autrice ci porterà per mano alla scoperta delle vite di una, apparentemente tranquilla, famiglia di Helsinki.
Subito ci troviamo in una fredda città caotica dei Paesi del Nord,
in compagnia di Elsa, una psicologa e ricercatrice dalla lunga carriera, suo marito Martti, artista rinomato,
la loro unica figlia Eleonoora, ormai diventata uno stimato medico e le loro due giovani nipoti, Anna e Maria.
Ed è proprio nella vita della prima nipote che ci troviamo immerse sin dalle prime pagine.
Una vita normale, ma allo stesso tempo inquieta, insicura, alla ricerca di un qualcosa di cui non sa nemmeno lei l'entità. La troviamo distesa sul pavimento del suo appartamento da ormai undici lunghi giorni; ancora il motivo non ci è chiaro.
Capitolo dopo capitolo, il lettore viene messo al corrente dello stato della famiglia.
Elsa è malata, un male incurabile che non la tratterrà a lungo tra i suoi cari; Martti è un marito perfetto; Eleonoora si divide tra il medico che vuole curare una paziente e la figlia che vuole salvare la madre, perchè non è ancora pronta a dirle addio, vuole ancora un po' della sua compagnia, ha bisogno di lei. Anna dovrebbe laurearsi, ma non trova le giuste argomentazioni per la sua tesi che verterà sulla situazione della donna e sul suo ruolo all'interno della società. Condivide il dolore della madre ed è assidua frequentatrice della casa materna, tanto da organizzare dei nostalgici picnic, insieme alla nonna, sul prato del giardino. Più distaccata è invece l'altra nipote, Maria, che studia medicina.
Proprio durante uno di quei picnic Anna scopre una realtà, un passato, completamente sconosciuto.
Durante questi brevi pranzi, le due erano solite vestirsi eleganti sfruttando l'armadio della nonna, assai provvisto di abiti. Anna per quel giorno decide di provare un nuovo capo, un po' retrò, un po' anni Sessanta.
"Dove l'hai trovato?"
La nonna era sulla porta.
"Era qui nell'armadio. Non è mica il tuo vestito degli anni Cinquanta?"
La nonna lo guarda.
"A me non serve. Prendilo pure, puoi metterlo a una festa per esempio. E il vestito di Bianca, perchè non hai messo quello? Sarebbe stato meglio."
[...]
"Come non è tuo?"
"E' di Eeva. Non sapevo che fosse rimasto in quell'armadio per tutti questi anni.
Sono rimasta di sasso quando te l'ho visto addosso."
Chi è Eeva? E che cosa ci fa un suo vestito nell'armadio della nonna?
Anna si pone molti interrogativi, ai quali la voce di Eeva darà le giuste risposte.
Viene ripercorsa così la sua storia, la giovane bambinaia che ha accudito per tre anni Eleonoora, quando ancora si faceva chiamare Ella.
Eeva oggi si direbbe essere una campagnola, studia all'università e ha bisogno di qualche lavoretto per mantenersi, per pagare l'affitto dell'appartamento che divide con la sua amica Kerttu.
Arriva così, quasi per caso, nella vita di Elsa, Martti ed Ella, ma ci rimarrà per lungo tempo, non solo fisicamente, ma i loro cuori e le loro menti non potranno dimenticarla.
Passano pochi mesi e Martti si innamora della bambinaia.
E' un amore malato il loro, un amore che vive all'ombra di quello pulito e distinto che invece è rappresentato da Elsa e dallo stesso uomo che, tuttavia, con Eeva sembra trasformarsi.
Ama, ma non lo fa con il cuore, bensì solo con il corpo.
Ama ogni minuto di più, senza controllo.
Arriva persino ad amare due donne, allo stesso modo, senza riuscirne a fare senza.
Eeva non sembra solo un'ingenua baby sitter, nonostante Ella le sia molto affezionata.
Eeva sembra venire da un altro mondo, è questo che pensa Martti, che a volte la maltratta.
Come l'ultima volta, nel 1968, quando un attimo di disattenzione può finire in tragedia, travolgendo il solo essere estraneo.
Eeva è l'unica donna che Martti riesce a ritrarre, ma sarà un'opera che verrà nascosta da un altro dipinto, da un altro volto, quello della nipote Anna che, riscoprendo quel quadro, rende cosciente anche la madre di quel passato di cui aveva ignorato e cancellato tutto.
E sono proprio queste due donne, Eeva e Anna, che sembrano avere molto in comune, sembrano persino essere la stessa persona, con le stesse paure e le stesse domande.
Ma che fine ha fatto ora Eeva, quasi quarant'anni dopo?
Questa scoperta guasterà nuovamente gli equilibri della famiglia?
"Dedicarsi all'arte spesso porta a contrapporsi alla vita, pur senza esserne consapevoli."
"Tutto è cominciato quando sono rimasta distesa sul pavimento, nell'ingresso di casa, per undici giorni.
Parlo sussurrando. Una volta che ho iniziato, le parole scorrono facilmente.
Non gli ho detto nulla di tutto questo ma ora parlerò."
Un libro che non voglio svelarvi tutto: voglio lasciarvi la giusta suspance che, forse, vi indurrà a leggerlo.
Un libro che sa raccontare l'amore tra madre e figlia.
Un libro che insegna il perdono, la riconciliazione.
Voto 8
eccoci di nuovo qui con un nuovo appuntamento con la nostra rubrica settimanale di libri.
Nonostante il caldo di questa settimana sono riuscita a trovare molto più che un rifugio in nuove pagine, nuove storie e nuovi protagonisti, che mi hanno accompagnata nei loro cuori, tra i loro pensieri, passando per il loro passato e facendomi scorgere qualcosa del loro futuro.
Quella di cui vi parlerò oggi è una storia che mi ha molto colpita.
Talvolta triste, talvolta violenta, ma indubbiamente intrisa di emozioni forti.
Vi parlo di "L'armadio dei vestiti dimenticati" dell'autrice finlandese Riikka Pulkkinen, edito dalla casa editrice Garzanti proprio nel febbraio 2012.
"Nel vestito Anna si sente un'altra.
Quante volte l'avrà indossato la nonna, una o due volte all'anno?
Ci sarà andata a teatro con gli amici, avrà poi bevuto
un cocktail rosa al bar, avrà saltellato tornando a casa? "
Come già potete notare dall'immagine di copertina, lievemente sfumata e dall'aspetto quasi freddo, il romanzo che ci cullerà per questo post sarà sicuramente denso di dettagli, di intrighi, facendo sicuramente risultare talvolta l'intreccio un poco confuso. In realtà tutto è studiato nei minimi dettagli e l'autrice ci porterà per mano alla scoperta delle vite di una, apparentemente tranquilla, famiglia di Helsinki.
Subito ci troviamo in una fredda città caotica dei Paesi del Nord,
in compagnia di Elsa, una psicologa e ricercatrice dalla lunga carriera, suo marito Martti, artista rinomato,
la loro unica figlia Eleonoora, ormai diventata uno stimato medico e le loro due giovani nipoti, Anna e Maria.
Ed è proprio nella vita della prima nipote che ci troviamo immerse sin dalle prime pagine.
Una vita normale, ma allo stesso tempo inquieta, insicura, alla ricerca di un qualcosa di cui non sa nemmeno lei l'entità. La troviamo distesa sul pavimento del suo appartamento da ormai undici lunghi giorni; ancora il motivo non ci è chiaro.
Capitolo dopo capitolo, il lettore viene messo al corrente dello stato della famiglia.
Elsa è malata, un male incurabile che non la tratterrà a lungo tra i suoi cari; Martti è un marito perfetto; Eleonoora si divide tra il medico che vuole curare una paziente e la figlia che vuole salvare la madre, perchè non è ancora pronta a dirle addio, vuole ancora un po' della sua compagnia, ha bisogno di lei. Anna dovrebbe laurearsi, ma non trova le giuste argomentazioni per la sua tesi che verterà sulla situazione della donna e sul suo ruolo all'interno della società. Condivide il dolore della madre ed è assidua frequentatrice della casa materna, tanto da organizzare dei nostalgici picnic, insieme alla nonna, sul prato del giardino. Più distaccata è invece l'altra nipote, Maria, che studia medicina.
Proprio durante uno di quei picnic Anna scopre una realtà, un passato, completamente sconosciuto.
Durante questi brevi pranzi, le due erano solite vestirsi eleganti sfruttando l'armadio della nonna, assai provvisto di abiti. Anna per quel giorno decide di provare un nuovo capo, un po' retrò, un po' anni Sessanta.
"Dove l'hai trovato?"
La nonna era sulla porta.
"Era qui nell'armadio. Non è mica il tuo vestito degli anni Cinquanta?"
La nonna lo guarda.
"A me non serve. Prendilo pure, puoi metterlo a una festa per esempio. E il vestito di Bianca, perchè non hai messo quello? Sarebbe stato meglio."
[...]
"Come non è tuo?"
"E' di Eeva. Non sapevo che fosse rimasto in quell'armadio per tutti questi anni.
Sono rimasta di sasso quando te l'ho visto addosso."
Chi è Eeva? E che cosa ci fa un suo vestito nell'armadio della nonna?
Anna si pone molti interrogativi, ai quali la voce di Eeva darà le giuste risposte.
Viene ripercorsa così la sua storia, la giovane bambinaia che ha accudito per tre anni Eleonoora, quando ancora si faceva chiamare Ella.
Eeva oggi si direbbe essere una campagnola, studia all'università e ha bisogno di qualche lavoretto per mantenersi, per pagare l'affitto dell'appartamento che divide con la sua amica Kerttu.
Arriva così, quasi per caso, nella vita di Elsa, Martti ed Ella, ma ci rimarrà per lungo tempo, non solo fisicamente, ma i loro cuori e le loro menti non potranno dimenticarla.
Passano pochi mesi e Martti si innamora della bambinaia.
E' un amore malato il loro, un amore che vive all'ombra di quello pulito e distinto che invece è rappresentato da Elsa e dallo stesso uomo che, tuttavia, con Eeva sembra trasformarsi.
Ama, ma non lo fa con il cuore, bensì solo con il corpo.
Ama ogni minuto di più, senza controllo.
Arriva persino ad amare due donne, allo stesso modo, senza riuscirne a fare senza.
Eeva non sembra solo un'ingenua baby sitter, nonostante Ella le sia molto affezionata.
Eeva sembra venire da un altro mondo, è questo che pensa Martti, che a volte la maltratta.
Come l'ultima volta, nel 1968, quando un attimo di disattenzione può finire in tragedia, travolgendo il solo essere estraneo.
Eeva è l'unica donna che Martti riesce a ritrarre, ma sarà un'opera che verrà nascosta da un altro dipinto, da un altro volto, quello della nipote Anna che, riscoprendo quel quadro, rende cosciente anche la madre di quel passato di cui aveva ignorato e cancellato tutto.
E sono proprio queste due donne, Eeva e Anna, che sembrano avere molto in comune, sembrano persino essere la stessa persona, con le stesse paure e le stesse domande.
Ma che fine ha fatto ora Eeva, quasi quarant'anni dopo?
Questa scoperta guasterà nuovamente gli equilibri della famiglia?
"Dedicarsi all'arte spesso porta a contrapporsi alla vita, pur senza esserne consapevoli."
"Tutto è cominciato quando sono rimasta distesa sul pavimento, nell'ingresso di casa, per undici giorni.
Parlo sussurrando. Una volta che ho iniziato, le parole scorrono facilmente.
Non gli ho detto nulla di tutto questo ma ora parlerò."
Un libro che non voglio svelarvi tutto: voglio lasciarvi la giusta suspance che, forse, vi indurrà a leggerlo.
Un libro che sa raccontare l'amore tra madre e figlia.
Un libro che insegna il perdono, la riconciliazione.
Voto 8
giovedì 9 agosto 2012
Indiscrete domande letterarie
Carissimi lettori,
buongiorno a tutti voi! Spero che le vostre giornate stiano passando nel migliore dei modi!:)
Oggi voglio la vostra attenzione, perchè vi sottoporrò alcune "Indiscrete domande letterarie" proprio come anticipato nel titolo.
Vi invito sin da ora a rispondere con un commento, oppure a trasportare queste domande nel vostro blog; insomma, fate come volete!:)
Ci tengo anche a precisare che l'idea non è puramente mia anzi, ho scoperto queste domande letterarie su un blog conosciuto da poco, ma che sa rivelare davvero molte sorprese. Sto parlando di La ragazza dagli occhi Verdi della gentilissima e simpaticissima Chris! Accettate un consiglio: passate per questo blog, basta un click e scoprirete un mondo e una persona che meritano davvero la vostra attenzione! Fidatevi!
Procediamo ora con le domande e le mie risposte!
1) Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni?
Mi faccio influenzare dalle recensioni che mi colpiscono, che lasciano proprio il segno e alimentano la mia curiosità. Generalmente la copertina, la trama e talvolta anche i caratteri stampati mi aiutano nella scelta.
2) Dove compri i libri: in libreria o online?
Rigorosamente nella mia libreria di fiducia!
3) Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai la scorta?
Quando compro un libro non mi faccio tanti problemi, perchè so che lo leggerò sicuramente. Possiamo dire che la scorta non finisce mai, tra i giri nelle biblioteche, nella libreria e negli scaffali di casa.
4) Di solito quando leggi?
Leggo quando posso, che sia la sera, oppure la mattina mentre vado a scuola, oppure al bar mentre aspetto il pranzo. Ovunque e quando il tempo lo permette in sostanza.
6) Genere preferito?
I romanzi, nel modo più assoluto. Specialmente quelli strappalacrime e romantici.
7) Hai un autore preferito?
Direi di no, nel senso che apprezzo ogni autore che mi regala una storia e che mi insegna qualcosa attraverso le sue parole.
8)Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
E' iniziata quando ho finito le scuole medie e mi sono imbattuta nei libri che mi incuriosivano e non in quelli che mi venivano consegnati. Poi però l'incontro con un libro, "Bianca come il latte, rossa come il sangue", ha riacceso la scintilla e mi ha dato una carica immensa!
9) Presti libri?
Ho una cara amica a cui piace leggere e spesso ci scambiamo consigli di lettura e anche libri. So che i miei amici vanno in mani sicure, quindi non mi preoccupo!:)
10) Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme?
Uno alla volta è la scelta che prediligo. Ma è capitato anche di leggerne due alla volta.
11) I tuoi amici/familiari leggono?
I miei genitori abbastanza. Nell'ultimo periodo poi leggono anche i libri che magari io ho già letto ed è un piacere quando, ultimata la lettura, ne rimangono stupiti.
12) Quanto ci metti mediamente a leggere un libro?
Dipende dai periodi della vita, dalle cose che ognuno di noi ha da sbrigare. Però se un libro mi appassiona e mi prende davvero, non è difficile finirlo in una giornata!:)
13) Quando vedi una persona che legge (ad esempio sui mezzi pubblici) ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?
Non solo il titolo! Talvolta inizio anche a leggere alcune frasi! E' capitato anche di segnarsi il titolo e di leggerlo poche settimane dopo!
14) Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe?
No ma questa è una domanda difficilissima. Da un milione di dollari oserei dire. Penso che salverei "Il richiamo dell'angelo" di Guillame Musso. Un autore particolarmente romantico e meraviglioso.
15) Perchè ti piace leggere?
Perchè? Forse perchè è un modo per evadere dalla realtà, dai problemi, dal ritmo frenetico della quotidianità. Forse perchè è un modo per sognare e per riuscire a vivere una vita parallela.
16) Leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) o soli libri che possiedi?
Libri in prestito dalla biblioteca oppure da amici, basta che siano libri, tutto il resto non conta.
18) Hai comprato un libro solo perchè aveva una bella copertina, e cosa ti attrae nella copertina di un libro?
Assolutamente sì! Guardo tutto della copertina, dai colori al modo in cui viene scritto il titolo e addirittura la foto dell'autore!
19) C'è una casa editrice che ami particolarmente, e perchè?
No, non ne ho una preferita.
21) Qual è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?
Direi "Cose che nessuno sa" di Alessandro D'Avenia
22) Come scegli un libro da regalare?
Vado a istinto. Seguendo il mio fiuto per i libri e aiutata dal genere di letture che il fortunato solitamente legge!
23) La tua libreria è ordinata secondo un criterio, o tieni i libri in ordine sparso?
Assolutamente nessun criterio. Però si vedono quelli più anziani e quelli più recenti, anche solo guardando le copertine.
24) Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?
Il primo libro con delle note che ho letto è stato "La Certosa di Parma", talvolta guardavo le note, altre volte no!
25) Leggi eventuali introduzioni, prefazioni e postfazioni dei libri o le salti?
Sì, non perdo nemmeno una parola. Dal numero di edizione stampata ai ringraziamenti. Sempre.
buongiorno a tutti voi! Spero che le vostre giornate stiano passando nel migliore dei modi!:)
Oggi voglio la vostra attenzione, perchè vi sottoporrò alcune "Indiscrete domande letterarie" proprio come anticipato nel titolo.
Vi invito sin da ora a rispondere con un commento, oppure a trasportare queste domande nel vostro blog; insomma, fate come volete!:)
Ci tengo anche a precisare che l'idea non è puramente mia anzi, ho scoperto queste domande letterarie su un blog conosciuto da poco, ma che sa rivelare davvero molte sorprese. Sto parlando di La ragazza dagli occhi Verdi della gentilissima e simpaticissima Chris! Accettate un consiglio: passate per questo blog, basta un click e scoprirete un mondo e una persona che meritano davvero la vostra attenzione! Fidatevi!
Procediamo ora con le domande e le mie risposte!
1) Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni?
Mi faccio influenzare dalle recensioni che mi colpiscono, che lasciano proprio il segno e alimentano la mia curiosità. Generalmente la copertina, la trama e talvolta anche i caratteri stampati mi aiutano nella scelta.
2) Dove compri i libri: in libreria o online?
Rigorosamente nella mia libreria di fiducia!
3) Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai la scorta?
Quando compro un libro non mi faccio tanti problemi, perchè so che lo leggerò sicuramente. Possiamo dire che la scorta non finisce mai, tra i giri nelle biblioteche, nella libreria e negli scaffali di casa.
4) Di solito quando leggi?
Leggo quando posso, che sia la sera, oppure la mattina mentre vado a scuola, oppure al bar mentre aspetto il pranzo. Ovunque e quando il tempo lo permette in sostanza.
5) Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro?
No, non direi. Forse durante il periodo scolastico non mi avventuro in libri massicci. Che poi non è del tutto vero perchè quest'anno ho letto "La Certosa di Parma".
6) Genere preferito?
I romanzi, nel modo più assoluto. Specialmente quelli strappalacrime e romantici.
7) Hai un autore preferito?
Direi di no, nel senso che apprezzo ogni autore che mi regala una storia e che mi insegna qualcosa attraverso le sue parole.
8)Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
E' iniziata quando ho finito le scuole medie e mi sono imbattuta nei libri che mi incuriosivano e non in quelli che mi venivano consegnati. Poi però l'incontro con un libro, "Bianca come il latte, rossa come il sangue", ha riacceso la scintilla e mi ha dato una carica immensa!
9) Presti libri?
Ho una cara amica a cui piace leggere e spesso ci scambiamo consigli di lettura e anche libri. So che i miei amici vanno in mani sicure, quindi non mi preoccupo!:)
10) Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme?
Uno alla volta è la scelta che prediligo. Ma è capitato anche di leggerne due alla volta.
11) I tuoi amici/familiari leggono?
I miei genitori abbastanza. Nell'ultimo periodo poi leggono anche i libri che magari io ho già letto ed è un piacere quando, ultimata la lettura, ne rimangono stupiti.
12) Quanto ci metti mediamente a leggere un libro?
Dipende dai periodi della vita, dalle cose che ognuno di noi ha da sbrigare. Però se un libro mi appassiona e mi prende davvero, non è difficile finirlo in una giornata!:)
13) Quando vedi una persona che legge (ad esempio sui mezzi pubblici) ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?
Non solo il titolo! Talvolta inizio anche a leggere alcune frasi! E' capitato anche di segnarsi il titolo e di leggerlo poche settimane dopo!
14) Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe?
No ma questa è una domanda difficilissima. Da un milione di dollari oserei dire. Penso che salverei "Il richiamo dell'angelo" di Guillame Musso. Un autore particolarmente romantico e meraviglioso.
15) Perchè ti piace leggere?
Perchè? Forse perchè è un modo per evadere dalla realtà, dai problemi, dal ritmo frenetico della quotidianità. Forse perchè è un modo per sognare e per riuscire a vivere una vita parallela.
16) Leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) o soli libri che possiedi?
Libri in prestito dalla biblioteca oppure da amici, basta che siano libri, tutto il resto non conta.
17) Qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?
"Qualcuno con cui correre" di David Grossman18) Hai comprato un libro solo perchè aveva una bella copertina, e cosa ti attrae nella copertina di un libro?
Assolutamente sì! Guardo tutto della copertina, dai colori al modo in cui viene scritto il titolo e addirittura la foto dell'autore!
19) C'è una casa editrice che ami particolarmente, e perchè?
No, non ne ho una preferita.
20) Porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni "al sicuro" dentro casa?
Beh proprio oggi sono stata al lago e avevo con me il libro che sto ultimando. Quando vado a scuola ne ho sempre uno in borsa. Quest'anno addirittura in gita me ne sono portata uno.21) Qual è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?
Direi "Cose che nessuno sa" di Alessandro D'Avenia
22) Come scegli un libro da regalare?
Vado a istinto. Seguendo il mio fiuto per i libri e aiutata dal genere di letture che il fortunato solitamente legge!
23) La tua libreria è ordinata secondo un criterio, o tieni i libri in ordine sparso?
Assolutamente nessun criterio. Però si vedono quelli più anziani e quelli più recenti, anche solo guardando le copertine.
24) Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?
Il primo libro con delle note che ho letto è stato "La Certosa di Parma", talvolta guardavo le note, altre volte no!
25) Leggi eventuali introduzioni, prefazioni e postfazioni dei libri o le salti?
Sì, non perdo nemmeno una parola. Dal numero di edizione stampata ai ringraziamenti. Sempre.
E ora aspetto le vostre risposte!!
lunedì 6 agosto 2012
Per quelli come me, che...
Cari amici lettori,
nonostante siano arrivate delle nuvole cariche di pioggia le mie abitudini non cambiano: tante letture e, ultimamente, tanta nostalgia per quei libri che, una volta ultimati, mi tocca riporre in libreria.
Talvolta penso che "divorare" i libri non sia una buona abitudine, proprio perchè quando sei arrivata all'ultima pagina della storia ti ritrovi con quello strano sentimento che è un misto tra rimorso - per aver assaporato questa storia tutta d'un fiato - ma anche soddisfazione - per aver conosciuto personaggi che rimarranno per sempre con te. -
Proprio oggi, durante una delle mie letture, sono inciampata in una frase fatta apposta per noi, noi amanti dei libri.
"Ero ammalata di parole: leggevo di tutto e dappertutto."
Sì, so cosa state pensando: anche voi siete affetti da questa insanabile malattia?
In fondo non ce la caviamo poi così male, è una malattia che avvicina alla cultura e a molto altro ancora, che ha naturalmente i suoi lati positivi e negativi, che accomuna molte persone che, a mio avviso, sono molto più che fieri di essere dei lettori eclettici.
Per quelli come me, che ogni momento è buono per immergersi nelle vicende dei protagonisti e andare avanti con le pagine, le frasi, le parole.
Per quelli come me, che leggono ovunque, in terrazza, in spiaggia, in giardino, addirittura in macchina o in autobus - senza badare agli effetti del mal d'auto - o più banalmente nel loro lettino prima di spegnere la luce e abbandonarsi a Morfeo.
Per quelli come me, che non rinunciano a un giro in libreria, perchè non si può resistere al fascino delle copertine.
Per quelli come me, che da bambini volevano qualsiasi regalo tranne che libri, e ora è l'esatto contrario.
Per quelli come me, che i primi libri letti sono stati "Cipì" o le avventure di una famiglia di coniglietti (non pensate male, ai miei tempi andavano di moda!) oppure le vicissitudini di "Ambrachiaro".
Per quelli come me, che dopo una giornata storta basta poco per farci riavere il sorriso: un buon libro, una bevanda accanto e magari qualche raggio di sole che illumina il viso.
Per quelli come me, che annusano la carta prima di immergersi in una storia.
Per quelli come me, che basta un libro per essere felici.
nonostante siano arrivate delle nuvole cariche di pioggia le mie abitudini non cambiano: tante letture e, ultimamente, tanta nostalgia per quei libri che, una volta ultimati, mi tocca riporre in libreria.
Talvolta penso che "divorare" i libri non sia una buona abitudine, proprio perchè quando sei arrivata all'ultima pagina della storia ti ritrovi con quello strano sentimento che è un misto tra rimorso - per aver assaporato questa storia tutta d'un fiato - ma anche soddisfazione - per aver conosciuto personaggi che rimarranno per sempre con te. -
Proprio oggi, durante una delle mie letture, sono inciampata in una frase fatta apposta per noi, noi amanti dei libri.
"Ero ammalata di parole: leggevo di tutto e dappertutto."
Sì, so cosa state pensando: anche voi siete affetti da questa insanabile malattia?
In fondo non ce la caviamo poi così male, è una malattia che avvicina alla cultura e a molto altro ancora, che ha naturalmente i suoi lati positivi e negativi, che accomuna molte persone che, a mio avviso, sono molto più che fieri di essere dei lettori eclettici.
Per quelli come me, che ogni momento è buono per immergersi nelle vicende dei protagonisti e andare avanti con le pagine, le frasi, le parole.
Per quelli come me, che leggono ovunque, in terrazza, in spiaggia, in giardino, addirittura in macchina o in autobus - senza badare agli effetti del mal d'auto - o più banalmente nel loro lettino prima di spegnere la luce e abbandonarsi a Morfeo.
Per quelli come me, che non rinunciano a un giro in libreria, perchè non si può resistere al fascino delle copertine.
Per quelli come me, che da bambini volevano qualsiasi regalo tranne che libri, e ora è l'esatto contrario.
Per quelli come me, che i primi libri letti sono stati "Cipì" o le avventure di una famiglia di coniglietti (non pensate male, ai miei tempi andavano di moda!) oppure le vicissitudini di "Ambrachiaro".
Per quelli come me, che dopo una giornata storta basta poco per farci riavere il sorriso: un buon libro, una bevanda accanto e magari qualche raggio di sole che illumina il viso.
Per quelli come me, che annusano la carta prima di immergersi in una storia.
Per quelli come me, che basta un libro per essere felici.
sabato 4 agosto 2012
Saturday's Book
Cari lettori,
dopo un sabato di latitanza, ecco a voi una nuova recensione, una nuova presentazione di un libro a dir poco sorprendente.
Un testo che mi è stato affidato come compito estivo, ma che ho piacevolmente scoperto e che voglio condividere con tutti voi.
Iniziare a leggere il libro “Libere Sempre” è come immergersi in una conversazione che si potrebbe avere con le proprie nonne.
L'autrice è una donna coraggiosa, non solo perchè da ragazza ha partecipato alla Resistenza, ma anche perchè in un periodo di crisi di ideali e di valori come quello di oggi, prende carta e penna e scrive un libro, che per certi versi sa di denuncia.
Un testo in cui la Ombra si mette a disposizione di una quattordicenne di oggi e le racconta la sua esperienza, i dolori e i dispiaceri di una giovane adolescente, i problemi alimentari che potrebbero accomunare due ragazze apparentemente tanto lontane.
“Vedere la morte, a quattordici anni, sul viso di una persona che hai adorato, può sconvolgere completamente il tuo sistema di idee. Quel dolore mi condusse all'anoressia.” [..]
Oggi, invece, quel dolore sembra sostituito da “L'ossessione del corpo perfetto, senza la quale sembra non esistano ragioni di vivere. Né modo di fare strada nella vita.”
In alcune fasi della lettura, si capisce come l'autrice si chieda cosa sia andato storto negli anni successivi alla Guerra, in quegli anni in cui tutto doveva essere ricostruito, persino le persone e le relazioni.
“Com'è possibile che sia stato così scarso il radicamento di tutte quelle idee, quelle battaglie? […]
E' stato semplicemente un processo storico inevitabile? O il potere ancora una volta ci ha messe all'angolo?”
Marisa Ombra rimane spaesata e incredula di fronte all'idea di donna che domina questo paesaggio culturale. Una donna che usa il proprio corpo per arrivare ad uno scopo e dunque non la si può definire emancipata o indipendente, bensì una donna che esiste non per se stessa ma per gli altri. Non che le eccezioni non esistano, ma non vengono valorizzate e, rimanendo in secondo piano, assumono quasi una dimensione irreale, non tangibile nel quotidiano.
Ma questo punto viene incoraggiato dall'autrice con delle parole davvero significative a mio avviso.
“Quando ce la fai, tu ti senti di aver salito un gradino verso la costruzione della tua identità. E ti senti forte. Poche cose valgono quanto questa fatica, perchè da essa dipende la sicurezza di te, è la condizione perchè tu possa tenere in mano la tua vita.”
Sono frasi che spronano a rischiare, a prendere in mano la propria vita e a non crogiolarsi nell'alibi del “tanto le cose non cambiano”, perchè se anche i giovani della Resistenza avessero solamente pensato in questo modo, ora non ci sarebbe l'Italia che siamo che, seppur ricca di difetti e di ferite, è una terra da amare, da aiutare e da rispettare.
Il messaggio più importante della lettera dell'autrice è proprio quello che auspica al cambiamento, al finale diverso, a prendere le proprie posizioni anche se queste ci potrebbero emarginare dalla massa, a essere responsabili in ogni comportamento, in ogni pensiero. A credere anche nella solitudine, perchè può diventare “condizione di libertà”, poiché “la libertà ha molte facce ed è bellissimo, alla tua età, scoprirle.” A dare importanza nel valore dell'amicizia tra uomo e donna, poiché “mi pare corrisponda alla nascita di un sentimento di parità.” A imparare che anche se la donna è emotiva e, in certi momenti nervosa, può ugualmente gestire professioni come quella del Prefetto o del magistrato che sa combattere l'illegalità.
Infine, a non farsi mettere i piedi in testa né dal potere, né da false ossessioni, né da miti ormai superati. “Non hai il diritto: io sono una donna, tu sei un uomo: siamo pari.”
Un libro da leggere e gustare: decisamente!
Voto 9
venerdì 3 agosto 2012
Ci aggiorniamo?
Cari lettori,
innanzitutto voglio dare il benvenuto alle ultimi follower che si sono aggiunti: il mio grazie per ognuno di voi non sarà mai abbastanza.
Poi, un piccolo aggiornamento su come procede la mia estate.
Un'estate tra tante buone letture e scritture, altrettante canzoni e serie tv, con un pizzico di materie scolastiche che esigono una spolveratina.
Un'estate all'insegna dello sport, ma solo di quello che viene trasmesso sui canali che seguono le Olimpiadi; mi limito a fare il tifo, comodamente seduta sul divano, e ad ammirare le imprese altrui.
Un'estate che mi sta lasciando tanti bei ricordi, ma anche tanti regali, di ogni genere.
Ora, dopo questo breve e frivolo post (perdonatemi!), corro tra le pagine di un romanzo che mi sta travolgendo, di cui ovviamente vi parlerò prossimamente!
Un abbraccio a tutti voi.....vi lascio con una canzone che adoro!
innanzitutto voglio dare il benvenuto alle ultimi follower che si sono aggiunti: il mio grazie per ognuno di voi non sarà mai abbastanza.
Poi, un piccolo aggiornamento su come procede la mia estate.
Un'estate tra tante buone letture e scritture, altrettante canzoni e serie tv, con un pizzico di materie scolastiche che esigono una spolveratina.
Un'estate all'insegna dello sport, ma solo di quello che viene trasmesso sui canali che seguono le Olimpiadi; mi limito a fare il tifo, comodamente seduta sul divano, e ad ammirare le imprese altrui.
Un'estate che mi sta lasciando tanti bei ricordi, ma anche tanti regali, di ogni genere.
Ora, dopo questo breve e frivolo post (perdonatemi!), corro tra le pagine di un romanzo che mi sta travolgendo, di cui ovviamente vi parlerò prossimamente!
Un abbraccio a tutti voi.....vi lascio con una canzone che adoro!
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