martedì 15 maggio 2012

Questione di pareri #7....dove eravamo rimasti??

E' molto che non vi propongo questo tipo di post.
E' da molto che non vado avanti con questa specie di storia.
A voi!



Dopo due ore di accurato lavoro posso sedermi ed ammirare la mia sedia: finalmente ce l'ho fatta.
Sono fiero di me stesso e del lavoro che ho fatto e, naturalmente, spero lo sia anche mio padre.
Però se sono riuscito a concludere questo lavoro è solo merito di Aurelio; insomma lui mi ha spronato a tirar fuori il carattere e a impegnarmi anche in ciò che non mi appassiona.
Questo purtroppo è sempre stato il mio difetto.
Se una cosa mi piace, investo tutto me stesso in quel progetto, ci metto anima e corpo e non voglio fallire. Mentre se sono obbligato a fare qualcosa, sento solo la costrizione e non vedo nessun lato positivo. Sono diventato così dopo la morte di nonno Sen. Quando c'era lui trovavo una passione per ogni singola cosa e facevo tutto con estrema accuratezza.
E' buffo notare come quando si perde qualcuno si cambi radicalmente. Io non ero più lo stesso e se ne erano accorti in molti, perfino mia sorella Aisha. Durante quei brutti momenti lei era la sola capace di capirmi subito. Sapeva leggermi negli occhi e nell'animo; non le sfuggiva nulla di me. Dopo la morte di nonno Sen il nostro rapporto si era rafforzato e, ora, tutta quell'intesa era ancora più forte. Anche io riuscivo a capirla: era come un libro aperto dove poter leggere le frasi più belle. Aisha, a parer mio, reincarnava la donna perfetta. Alta, magra, capelli neri come l'ebano e due occhi color smeraldo che sbalordiscono chiunque li guardi.
Gli uomini erano colpiti dalla luce che emanavano. Le donne dalla forza che trasmettevano. Con quelle perle verdi Aisha poteva stregare chiunque. Ma tra tutti gli uomini della città lei aveva scelto Alì.
Si erano scelti a vicenda: era bastato uno sguardo. Alì era stato accecato dalla luce verde del mare. Aisha era stata catturata da quell'iride scura e magnetica. I loro occhi si erano scelti ancora prima dei loro corpi. La loro intesa era stata immediata. Ancora prima di parlare, ancora prima di conoscersi, sapevano di appartenersi. Erano due metà perfette. Lei il giorno. Lui la notte. 

Tra qualche mese si sarebbero celebrate le nozze.
Papà era fiero di poter donare una così brava ragazza al figlio di Jako, il suo migliore amico. Mamma era contenta che sua figlia avesse potuto scegliere l'uomo con cui condividere la propria esistenza. Aisha non era stata scelta. Aisha aveva scelto: col cuore. E questo è il miglior regalo di nozze che i miei genitori potevano farle.
Anche io ero felice per mia sorella, ma avevo paura che quel matrimonio ci avrebbe diviso proprio ora, che entrambi avevamo bisogno di stare insieme e di parlare. Ormai mancava poco all'evento.

-Ottimo lavoro Rashid!- è mio padre che entrando ha visto la sedia appena finita di verniciare.
-Sono proprio contento che tu abbia dimostrato il tuo talento. Ciò significa che non mi ero sbagliato e che anche mio figlio ha la stessa mia passione: il legno. -
-Papà hai ragione, mi piace. – per dare una soddisfazione a lui finivo per tradire me stesso.
-E perchè non mi lasci dormire qui qualche settimana? Così potrei esercitarmi di più con qualche pezzo di legno e portarmi avanti con il lavoro. Che ne dici?- sapevo già che mi avrebbe riso in faccia a quella domanda.
-Si Rashid, vedo che inizi a ragionare come un uomo maturo. Hai il mio permesso.-
Non ci potevo credere, per la prima volta io e mio padre avevamo preso una decisione di comune accordo senza litigare.
Forse un padre e un figlio possono davvero andare d'accordo.
Ma se Abdel avesse conosciuto la realtà non sarebbe stato così fiero di me.
Tuttavia, anche se con le bugie, facevo felice me stesso.






Questa giornata mi sembra eterna.
Ho finito di mangiare e poi mi sono distesa sul divano per riposare.
Ormai il divano mi ha avvolta in un abbraccio soffice e il cuscino assomiglia a una mano che mi cinge il volto delicatamente. Mi abbandono a queste coccole. 

Vorrei riuscire ad addormentarmi, così almeno il tempo passerebbe più in fretta, ma non ci riesco. C'è qualcosa che mi tiene sveglia e non mi fa dormire.
E allora mi affido a quell'abbraccio e rimango ferma, a fissare il vuoto. Mi tornano in mente tanti ricordi, tante immagini di quando ero bambina, di quando la felicità era il mio cibo quotidiano.
Ricordo specialmente il mio quinto compleanno.
Ero al mare con tutta la famiglia: mamma, papà, mia sorella Sara, quando ancora stava con noi, e i miei nonni. Quel compleanno è stato memorabile per tanti motivi: se ci penso mi emoziono ancora.
Adoro il mare, soprattutto quel mare: il mare di Sicilia.
Amo il suo colore cristallino, il suo sapore, il sale che senti sui capelli e l'acqua che rinfresca la pelle intorbidita dal sole. La sabbia asciutta che ti scivola tra le dita, e quella bagnata che si appiccica ovunque.
Il cielo non sembra nemmeno vero da quanto belli sono i suoi colori. Mi piace l'alba perchè il sole, dapprima delicato e lieve, poi sempre più deciso, inizia a riflettere la sua luce sulle onde, dando così il risveglio alla natura e anche al bel paese. Il tramonto è più triste, soltanto perchè quella luce, che prima affermava con forza il risveglio, ora saluta tutto il mondo in modo lieve, quasi uscisse dal cielo in punta di piedi.
Per non parlare dei profumi di quel luogo. Ogni posto ha un sapore preciso, un odore definito in ogni minimo dettaglio.
I fiori, con il loro profumo e i loro colori, attirano l'attenzione degli insetti e delle persone che li passano vicino. Gli alberi secolari sembrano i custodi di quel mondo incantato. Massicci, legnosi, rudi d'aspetto ma non di carattere.
Non ho mai conosciuto un posto così. Ancora oggi, se potessi, partirei subito e me ne andrei a vivere lì, in quel paradiso nascosto, dove i sogni diventano realtà e dove la vita sembra durare per sempre.
Ed era in questo posto magico che ho festeggiato il compleanno più bello.
Tutti intorno a me e a Sara. Eravamo noi le protagoniste di quella giornata, tutti gli occhi su di noi. A dire la verità io avevo gli occhi più puntati sulla torta. Una circonferenza perfetta di meringata. Un aspetto spettacolare e un sapore sublime. Le meringhe che si sciolgono in bocca e soddisfano ogni papilla gustativa.
Questi ricordi risvegliano il malinconico cuore. Ma la giornata non è ancora finita e potrebbe riservare altre sorprese. Almeno questa è la mia speranza.

In realtà, mentre sognavo ad occhi aperti, mi ero addormentata davvero.
Quando si dorme tutto sembra più facile e ogni cosa passa più veloce. Inizio a svegliarmi perchè Bionda mi sta leccando la faccia. Avere la sua saliva addosso non è proprio un ottimo risveglio, ma i suoi modi dolci sono impagabili.
Necessito assolutamente di caffeina, così vado in cucina e ne preparo una moka tutta per me. Mentre aspetto guardo l'orologio; caspita sono le otto, non credevo di poter dormire così tanto. Se il primo giorno di scuola dormo non oso immaginare quando sarò a metà anno.
Ma questo è un pensiero secondario.
Il fatto strano è che in casa non c'è ancora nessuno e inizio a preoccuparmi. Do un'occhiata al cellulare, ho un nuovo messaggio. E' papà che dice di non preparare la cena perchè sarebbe arrivato tardi. Di mamma nessuna notizia.
Iniziavo a pensare che quella giornata sarebbe finita con la solitudine più totale. Non mi rimaneva che aspettare, ma la solitudine arreca con sé l'immancabile conseguenza della noia. E il buio inizia a impossessarsi della luce.
Accendo il computer, forse nella rete elettronica di internet avrei trovato qualcosa da fare o qualcuno che mi facesse compagnia.
Ma decido di aprire un file di word: un bel foglio bianco si presenta davanti a me.
Pronto per essere riempito di parole o per rimanere pulito. Inizio una frase, banale ma anche vera. 

“Quando è notte e non riesci a dormire iniziano i pensieri.”

Non era un granchè come inizio, però sembravo ispirata. Vado avanti.

“Ti giri e rigiri nel letto per trovare la posizione più comoda, ma tutto il tuo sforzo è vano. La notte ha deciso al posto tuo: devi rimanere sveglio. Almeno per un altro po'. E così non sai che fare.
Puoi metterti le cuffie nelle orecchie e ascoltare musica classica, ma non ti rilassi abbastanza; puoi accendere il pc e dare un'occhiata ai tuoi siti preferiti: FB il primo che vai a visitare.”

Quanto era vera quell'ultima frase. Quando sei solo ti immergi in quel mondo virtuale e non ti dai pace.

“Ma nel cuore della notte sei tu l'unico che naviga nella Home del social network. E, a quel punto, un'unica paura ti assale: la solitudine.
Davanti a quello schermo pensi scorra tutta la tua vita e ti rendi conto che, proprio quando avresti bisogno di parlare con qualcuno, quel qualcuno non c'è. E quella sensazione inizi a sentirla nella pancia. E poi nel cuore. E realizzi che purtroppo l'hai già provata. Quante volte sei stato ferito dagli amici, quante volte una persona ti ha deluso...
Tutto si spegne. Lentamente. Come la luce di una candela che, attimo dopo attimo, diventa debole, fino a non esistere più... Ed è in quella notte, (che ti sembra molto più lunga delle altre notti), che tu non vuoi fare la fine di quella candela. Non vuoi essere spenta dallo scorrere del tempo. Bensì, vuoi che ogni rintocco dell'orologio ti dia maggior sicurezza e maggior luce.”

Rileggendo queste brevi frasi e mi sembrava di aver fatto un buon lavoro.
Quando le parole vengono dal cuore sono sempre all'altezza delle aspettative. Se scrivere è parlare col cuore, allora mi piace; diventa più facile raccontare se stessi. Se ora qualcuno mi chiedesse – cosa vorresti fare da grande? – risponderei scrivere, a patto che io sappia trovare sempre le parole giuste.



1 commento:

  1. Mi sono persa qualche puntata, appena ho un attimo di tempo voglio mettermi in pari, lo faccio, promesso!

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