sabato 25 marzo 2017

Saturday's Book


"Tra me e lei è una questione di parole."


Cari lettori,
torno al nostro appuntamento settimanale con i libri, raccontandovi di un'autrice che, ormai lo avrete capito, mi piace moltissimo e con un altro suo romanzo forte, capace di toccare le corde più nascoste della vita di ognuno di noi. 
"L'altra figlia" di Annie Ernaux pubblicato dalla casa editrice L'Orma nel maggio 2016 è una lunga lettera che Annie indirizza a Ginette, la sorella che non ha mai conosciuto perchè morta di difterite prima della sua nascita.  
Probabilmente è capitato a ognuno di noi, sia figlio unico che con fratelli, di sentirsi confrontato oppure non apprezzato perfettamente. Sarà capitato di non sentirsi il preferito - dunque disorientato - ma, crescendo, ha capito che i genitori non hanno una classifica all'interno del proprio cuore, semplicemente hanno un amore immenso da donare che, talvolta, deve fare i conti con alcune cicatrici. 
È proprio quello che racconta Annie Ernaux in questo romanzo, con il suo stile sempre asciutto e che riesce a descrivere le emozioni e gli stati d'animo personali dove però il lettore può riconoscersi. La Ernaux racconta di essere stata una bambina senza fratelli, ma realizza di aver avuto una sorella ascoltando una conversazione della madre, nella quale quest'ultima dice "era più buona di quella lì". "Quella lì", è la stessa autrice a scriverlo, "sono io". La Ernaux viene a sapere dell'esistenza di un'altra figlia in questo modo, senza mediazioni, senza parole che possano addolcire la realtà e il dolore che è sempre vivo, seppur soffocato, nel cuore dei suoi genitori, soprattutto della madre. Racconta una giovinezza in cui il confronto con la sorella che non c'è più è presente anche se non nominato. Lei lo percepisce, addirittura si sente in colpa per il suo fisico fragile e per la sua salute gracile che, tuttavia, la rendono viva, mentre la sorella è morta tutto d'un tratto. Quella della Ernaux sembra quasi essere un'esistenza colpevole, perchè lei è riuscita a vivere, mentre la sorella, Ginette, no. Questa presenza invisibile è come un'ombra che l'autrice sente cucita addosso alla propria figura: non c'è solo il buio della propria ombra con cui fare i conti, bensì c'è anche quello dell'ombra di Ginette, che tuttavia sembra essere un'ombra sempre più perfetta della sua. 
Nonostante questo, la Ernaux riesce a non attribuire ai suoi genitori nessuna colpa; è consapevole del loro amore e, al tempo stesso, del dolore che la figlia mancata lascia a quella in vita, quasi senza accorgersene. 
Ginette è la figlia morta mentre Annie l'altra figlia. Una la santa, l'altra la ribelle. 
La Ernaux non ha mai parlato di Ginette con i suoi genitori, era un argomento che sapeva di non dover affrontare. Si porta dentro questo segreto per tutta la vita e, nonostante non abbia mai conosciuto la sorella, Annie deve realizzare davvero questa perdita e la scrittura è terapeutica: è come se in queste pagine Annie desse vita a Ginette per poi lasciarla andare in pace. 
Nella sua scrittura, la Ernaux non fa mancare molti riferimenti letterari dove troviamo Pavese ma anche Claudel di cui una giovane Annie ricopia questa frase, molto significativa, su un foglio

"Non credo di essere venuto al mondo per niente, 
credo che ci fosse in me qualcosa di cui il mondo non poteva fare a meno." 

Un romanzo magistrale. 
Annie Ernaux è una penna che ha sempre qualcosa da dire e lo fa in un modo sapiente.
Annie Ernaux racconta la sua vita con una sensibilità oggettiva che, proprio per questo, fa riconoscere e innamorare il lettore di ogni generazione.  

Voto 10

1 commento:

  1. Ho letto con molto piacere questo post, come ben sai ho comprato questo libro anche incuriosita dalle tue foto di Instagram, e non me ne sono pentita.

    :)

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