mercoledì 28 agosto 2013

La meglio gioventù

Ieri sera ho finito di riguardare il film "La meglio gioventù".
Ricordo che avevo all'incirca dieci anni quando lo mandarono per la prima volta in televisione.
Subito mi ero incuriosita e volevo sapere che storia raccontasse questa meglio gioventù; ma ero troppo piccola per guardare e capire, e forse lo sono ancora, almeno un po'.
Però questa volta La meglio gioventù mi è rimasta nel cuore. Mi è rimasta dentro perchè, in quelle scene, in quei personaggi, c'è davvero una generazione che, per certi versi, a mio avviso, si riconosce anche nella nostra di generazione.

I protagonisti della meglio gioventù sono dei ragazzi, come siamo noi ora e, proprio come noi, hanno la voglia di cambiare il mondo, di cambiare le regole, di creare una società che sia migliore per tutti. Hanno voglia di viaggiare e si spingono fino ai confini della terra.
Hanno voglia di aiutare quando, nel 1966, Firenze è devastata dall'alluvione.
Sono giovani che hanno speranza, forza, che credono in ciò che sono le loro convinzioni.
I protagonisti sono quattro fratelli: Matteo, Nicola, Giovanna e Francesca, e i loro amici fraterni Carlo e Vitale.
Ed è spettacolare vedere come il destino incastra le loro vite, come le loro esistenze si uniscono anche se sono cresciuti, se fanno lavori diversi, se sono caratterialmente diversi.
Matteo è forse il personaggio più interessante del film perchè più misterioso. Matteo non ha un carattere facile, è appassionato di letteratura, ama leggere, ma finisce in polizia e il suo lavoro lo porta a conoscere dinamiche ingiuste di questa Italia che percorre in lungo e in largo.
Nel frattempo Nicola si laurea in medicina, viaggia fino in Norvegia, conosce Giulia e se ne innamora.
Vanno a vivere insieme a Torino, dove lui lavora come neuropsichiatra. Dopo pochi mesi, nasce la piccola Sara. Tuttavia, Giulia trascorre poco tempo con la bambina perchè fa parte del collettivo delle BR. Quando Sara ha quattro anni, Giulia decide di andarsene di casa e di abbandonare la figlia e Nicola.
Doveva scegliere tra la famiglia e le convinzioni politiche. E ha fatto la sua scelta.
Anche le sorelle dei protagonisti iniziano a guardare il mondo da adulte: Giovanna diventa giudice, mentre Francesca si sposa con Carlo.
Le loro vite continuano, anche se lo scenario attorno diventa intriso di sangue, di ingiustizie, di malvagità.
Matteo, dopo qualche anno passato in Sicilia, si fa trasferire a Roma dove incontra Mirella, una fotografa siciliana che aveva conosciuto a Stromboli. Lei lo riconosce quando lo vede nella biblioteca in cui lavora. I due si frequentano, hanno una storia, ma Matteo non si mostra per quello che è davvero. Si fa chiamare Nicola, dice di essere un ingegnere. Non riesce a essere se stesso. Poi, improvvisamente, sparisce, senza farsi più sentire.
E' il 31 dicembre 1983 quando Mirella scopre tutto e non riesce a capire il perchè di questo suo comportamento. Va alla questura di Roma, prova a parlare con Matteo, ma lui non la vuole sentire. Matteo, innervosito dalla situazione, si reca a casa di Carlo, dove trova tutta la famiglia riunita, intenta a festeggiare. Rimane per poco, poi ritorna nella sua abitazione. Tenta di chiamare Mirella, ma lei non risponde. Appena scocca la mezzanotte, si uccide.
La famiglia è devastata dal dolore. Non riesce a spiegarsi quanto accaduto. Non riesce a darsi pace per non aver capito il disagio di Matteo, il suo silenzio e poi le sue urla improvvise.
Nel frattempo, Giulia vuole incontrare sua figlia, ma Nicola si reca all'appuntamento e la fa arrestare.
Giulia passa 17 anni in galera, anni in cui si sente in colpa per la scelta fatta, anni in cui si rende conto di aver sbagliato ogni cosa.
Un giorno, mentre Nicola si reca a un appuntamento di lavoro vede un manifesto appeso a un muro e, improvvisamente, vede il volto di suo fratello.



Mirella, la fotografa siciliana, aveva realizzato una mostra e aveva intitolato quella foto "Matteo quand'era Nicola". Nicola capisce che lei ha conosciuto suo fratello e si reca a Stromboli per parlarle. I due si incontrano e Nicola scopre di avere un nipote, figlio di suo fratello.
Matteo se n'è andato ma ha lasciato una sua traccia, un suo ricordo: Andrea.
Dopo poco la mamma di Matteo va a conoscere il nipote e si stabilisce, insieme a Mirella e Andrea, sull'isola. Allo stesso tempo, Sara si trasferisce a Roma da Carlo e Francesca per frequentare la scuola di restauro e, proprio grazie agli studi trova l'amore.
Matteo però non smette di lasciare tracce. Anche se non è più in famiglia, accompagna ogni suo fratello e ogni suo amico anche nelle scelte più importanti.


Così, negli occhi dei figli dei protagonisti, finisce la meglio gioventù, come a dirci che ci potranno essere sempre tempi duri, momenti impossibili, ma la speranza non deve mai morire. Come a dirci che se loro non sono riusciti a cambiare le cose, non è un valido motivo per tirarsi indietro ora che tocca a noi.
Non deve mai morire la voglia di vivere, per noi stessi e per il mondo.
Non deve mai morire la voglia di cambiare e di fare del bene a sè e al Paese.
Non deve mai morire l'insegnamento che ci lascia questa storia raccontata dalla meglio gioventù.
La meglio gioventù è un film da vedere perchè racconta la vita, così com'è, senza esagerazioni e senza addolcire nulla.

"Senti, ma lo sai che conservo ancora una cartolina che mi hai spedito da Capo Nord nel '66 in norvegese, credo avesse una scritta. E sotto la traduzione diceva "tutto quello che esiste è bello" con tre punti esclamativi, ma tu ci credi ancora?"
- "Ai punti esclamativi no, non ci credo più!"


"Il sogno mio è uno di quei posti tipo la Danimarca, la Svezia, l'Olanda: sono paesi che sembrano scatole di vetro: il cittadino passa davanti e ci guarda dentro. Il sogno mio è avere le banche trasparenti, la Borsa trasparente, quindi la politica, l'economia, tutto diventa trasparente"

"Quando si è felici è arrivato il momento di essere generosi con gli altri."

"Lo stai cercando il mistero?"
"Parli con me?"
"Bisogna cercare l'anima...bisogna guardare dentro!"
"E tu sai guardare dentro?"
"Io sì!"


"Tutto quello che esiste è bello."






7 commenti:

  1. È uno dei miei film preferiti in assoluto. La prima volta che l'ho visto probabilmente l'avevo capito a grandi linee, superficialmente, anche perché non conoscevo ancora tanta storia del nostro Paese. Ho i dvd presi con un giornale a casa e ogni tanto li riguardo scoprendo sempre qualcosa che prima mi era sfuggito.
    A me questo film fa piangere. È bellissimo.
    Luigi Lo Cascio poi mi piace molto come attore, hai mai visto "I cento passi"? Nel caso tu non l'avessi visto te lo consiglio!

    Scusa l'assenza.
    Sto tornando! :D

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  2. Uno dei film più belli che abbia mai visto....

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  3. anche io ieri l'ho visto molto volentieri...

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    1. Ci credo! Secondo me è uno dei film più belli del nostro cinema!

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  4. Ciao Rem! Si, hai ragione, almeno sono tornata! Meglio di niente...per i prossimi anni mi organizzerò diversamente, almeno un mesetto giù ci voglio stare!

    Uh bene hai scelto :) beh, fidati, è un gran bel passo avanti...tolti gli scleri quotidiani, il tram tram e qualche altra "piccola" questione...è una bella esperienza :)

    Remmuzza mia senti un po'...siccome voglio cambiare (a breve) la versione del blog...posso chiederti che modello hai utilizzato qui nel tuo spazio web? Mi ineteressano quei pulsanti posti in alto (Facebook, Twitter...) come faccio a metterli? Mi sono persa xD

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  5. Capolavoro di film... ero al Liceo quando lo diedero al cinema e fu meraviglioso... e ora ce l'ho sul pc e lo rivedo almeno una volta l'anno... uno dei film che meglio sanno raccontare la storia del nostro Paese senza essere pedanti, cadere nella retorica e dando una sguardo a ogni modo fresco e vivo... straordinario, hai fatto bene a rivederlo! :-)

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