buon sabato mattina e mi auguro che il vostro weekend sia partito con il piede giusto.
Spero di riuscire a stupirvi anche quest'oggi con questa lettura.
L'isola di Arturo, romanzo di Elsa Morante, racchiude tra le sue pagine molte sfaccettature.
Ambientato interamente sull'isola di Procida, ha come protagonista Arturo Gerace, ragazzo nato su quest'isola dove trascorre la sua infanzia e adolescenza senza mai spostarsi. Spinto dalla curiosità dei viaggi intrapresi da suo padre, Arturo legge libri e studia le cartine degli atlanti, creandosi così un mondo tutto suo, dove il padre, Wilhelm Gerace, è l'eroe indiscusso. La mancanza della madre, morta dandolo alla luce, contribuisce a sottolineare la sacralità della figura paterna nei confronti del figlio. Arturo, infatti, ritiene suo padre l'uomo perfetto: alto, magro, biondo, con gli occhi azzurri. La bellezza tedesca si scontra con l'aspetto mediterraneo di Arturo, soprannominato per l'appunto “moro”.
Arturo vive per la maggior parte dell'anno con la sola compagnia della sua cagnetta Immacolatella, alla quale è molto legato e che, sfortunatamente, muore dopo aver partorito i suoi cuccioli. Inevitabile il ricordo della tragedia della madre e il collegamento con la leggenda della casa in cui vive. Infatti, Arturo abita nella Casa dei Guaglioni che era di proprietà dell'Amalfitano, un uomo che odiava le donne e non le faceva entrare in casa. Da qui la credenza che qualunque donna avesse varcato quella soglia, sarebbe morta. Arturo iniziava a considerarla qualcosa in più di una semplice leggenda.
La vita trascorre con la solita routine per Arturo, fino a quando suo padre, prima di partire per un nuovo viaggio, gli annuncia l'arrivo della sua sposa, che per lui sarebbe stata una matrigna. Sorpreso da questo annuncio Arturo inizia a pensare a come sono le donne, lui le aveva incontrate solo nei libri che aveva letto, non aveva mai visto una donna, e non ci aveva mai vissuto insieme. Parallelamente a questa curiosità, in Arturo nasce anche una sorta di preoccupazione, poiché teme che il suo rapporto con il padre cambierà ulteriormente.
Quando arriva Nunziata, Arturo è geloso di quella creatura che vuole mettersi tra lui e suo padre e vuole modificare le loro abitudini quotidiane. Non la accetta come donna e nemmeno come matrigna, lui riconosce solo la sua madre naturale, che però non ha mai potuto conoscere. Tuttavia la vita lo costringe a convivere con Nunziata e con i sentimenti contrastanti che prova per lei. Se da un lato la reputa talmente inferiore a lui da non chiamarla per nome, dall'altro si preoccupa per lei quando è incinta. La nascita del piccolo Carmine infatti smuove qualcosa nei sentimenti di Arturo. Nunziata dà le sue attenzioni solo al neonato e non si cura più di Arturo. Il ragazzo è geloso, non accetta il fratellastro e non sopporta che la sua matrigna non si dedichi più a lui. Particolare attenzione viene posta sul tema dell'affetto, delle carezze e dei baci.
“Non mi sembrava giusto che, mentre io non avevo una madre, lei, invece, avesse un figlio. La mia invidia più intollerabile, poi non l'ho ancora detta. Era questa: ch'ella gli dava dei baci. Troppi baci. Non sapevo che si potesse dare tanti baci al mondo: e pensare che io non ne avevo dati né ricevuti mai! Guardavo quei due che si baciavano come si guarderebbe, da una barca solitaria nel mare, una terra inapprodabile, misteriosa e incantata, piena di foglie e di fiori. Essa a volte si abbandonava con lui agli stessi giochi pazzi che usano gli animali piccoli coi loro fratelli: afferrandolo, stringendolo e rivoltandolo, ma senza mai fargli il minimo male; e tutto finiva in innumerevoli baci.”
Questo sentimento di amore e odio è talmente forte da spingerlo verso il suicidio. Arturo prende delle pillole di sonnifero che lo lasciano sofferente per qualche giorno. Egli si giustifica con Nunziata dicendo che voleva conoscere cosa c'era dopo la morte e non le confessa la verità. Dopo essersi ripreso Arturo rischia e bacia Nunziata. E' qui che capisce di amarla e di non poter fare nulla senza il suo amore. Nunziata cosciente che quel sentimento sarebbe stato un amore incestuoso e dunque un peccato, lo ignora e a non gli parla più: è inaccettabile quello che Arturo ha fatto. Così, sconsolato e demotivato dall'amore non corrisposto, si affida alle cure di Assunta, una vedova di Procida, con la quale intraprende una relazione. Questa storia non significa nulla per Arturo, lui sta frequentando Assunta solo per far ingelosire la matrigna. L'intento riesce assai bene. Infatti, un giorno arriva a casa e trova le due donne intente a litigare e Nunziata insulta in malo modo l'altra donna. Arturo confessa nuovamente alla matrigna il suo sentimento, ma lo scansa un'altra volta, dicendogli che la sua vicinanza gli procura schifo.
La vita diventa dura per Arturo: egli conosce la solitudine, la sofferenza e la delusione per amore.
Il padre è l'unica persona che gli rimane, ma anche Wilhelm lo delude. Ritornato dal suo ultimo viaggio non sembra più l'eroe invincibile di un tempo. E' strano e si reca insistentemente al Penitenziario dell'isola. Lì c'è un amico di Wilhelm: Tonino Stella. Ed è con questo amico che Wilhelm riparte per il suo viaggio, dimenticandosi del sedicesimo compleanno del figlio e, di conseguenza, del loro patto. Arrabbiato e deluso dice addio a suo padre, rinfacciandoli tutte le sue assenze di quegli anni e tutte le sue disattenzioni. Arturo nuovamente, si rifugia tra le braccia della matrigna che però lo respinge ancora una volta. Non c'è più spazio per lui in quella casa. Nessuno lo vuole più. Sulla spiaggia incontra la sua vecchia balia: Silvestro, colui che l'aveva allevato fin dai primi giorni. Così, con Silvestro, Arturo decide di allontanarsi dall'isola di Procida, da quell'isola che, come un grembo materno, lo aveva cullato fino ad allora.
Vari sono gli aspetti sui quali Elsa Morante pone la sua attenzione ma, a parer mio, particolarmente efficace è la psicologia dei personaggi. Con evidenti immagini l'autrice fa scorgere al lettore sfumature della vita che non sempre si considerano e talvolta si danno per scontato, come un bacio oppure un abbraccio. La crescita di Arturo è solitaria e passa anche attraverso dei “no” che tuttavia lo aiutano a maturare e ad arrivare a una nuova nascita che gli permette di tagliare quel cordone ombelicale immaginario che lo tratteneva legato all'isola e forse, per certi aspetti, alla figura della madre.
Un libro che mi è stato assegnato come compito estivo dalla mia prof di lettere.
Un libro che si fa fatica a iniziare, ma poi ti cattura e non smetti di scorrere le pagine.
Una storia in cui c'è tutto: dalle mille sfumature di una donna, alle mille emozioni.
Una storia che è un classico della letteratura italiana e che va assolutamente letto.
Voto 8



ciao bella gioia! bellissima recensione.. interessante sopratutto!
RispondiEliminaCiao Valerie!!:)...Sono contenta che ti sia piaciuta!:)
EliminaTra lavoro, blog e quant'altro non ho più il tempo necessario per una buona lettura.
RispondiEliminaQuesto libro sembra interessante.
Cara Melinda, se lo leggerai fammi sapere il tuo giudizio!:)
EliminaUn abbraccio!
E' un classico che mi manca. Grazie per avermelo ricordato, Marta.
RispondiEliminaBuona domenica, ciao!
A te Maris!:)
EliminaPasso subito cara, grazie per esserti aggiunta ai lettori!:)
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