sabato 14 novembre 2020

Saturday's Book

"Sprechiamo la maggior parte del nostro tempo e delle nostre energie a nasconderci, ma sotto sotto vogliamo venire alla luce. Siamo fatti per nascere, non certo per morire. E un nome ben detto dà luce e dà alla luce ogni angolo dell'anima e del corpo, perché purtroppo ciò per cui vogliamo essere amati, noi, lo nascondiamo."


Cari lettori,

sono passati davvero diversi mesi dall'ultima recensione ma, prima di scrivere bisogna vivere e, soprattutto nell'ultimo anno, c'è stata tanta vita da vivere che il tempo per fermarsi a scrivere è mancato, ma non quello per leggere che è sempre stato presente nelle mie giornate. È un periodo sospeso quello che stiamo vivendo e non potevo che tornare con un libro che è prorompente e trasuda vita a ogni pagina. 

Alessandro D'Avenia è tornato in Libreria con "L'appello" pubblicato da Mondadori e, attraverso una notevole narrazione, chiama ognuno di noi a riflettere sull'importanza della scuola e ci racconta quale miracolo può avvenire semplicemente chiamando gli studenti per nome. 

Omero Romeo è un insegnante diventato cieco che vuole tornare a insegnare: gli viene affidata la classe quinta più scalcinata del liceo e i suoi alunni sono Caterina, Mattia, Stella, Ettore, Elisa, Cesare, Elena, Oscar, Achille e Aurora. Dieci studenti che gli altri professori hanno sempre definito come dei disperati e ai quali il professor Romeo scardinerà ogni certezza. Romeo chiede ai propri allievi di fare L'Appello: di dire il proprio nome e di lasciare che le sue mani tocchino i loro volti, così da poterli vedere attraverso il tatto e non più con la vista. L'Appello è il modo di venire al mondo ogni giorno, di essere guardati, non solamente visti, di essere toccati da mani che riescono a essere occhi, e di essere chiamati col proprio nome che contiene la propria vita. Gli studenti sono diffidenti, ma accettano la sfida e così inizia la rivoluzione dell'Appello. Romeo insegna la sua materia e la vita ai ragazzi, non è un semplice professore, bensì un Maestro. Ascolta ogni studente e, pur non avendo la vista, riesce a cogliere quello che è scritto nelle pieghe dei loro volti. Come mai un uomo senza vista riesce a guardare i propri studenti e a capirli, a spingersi negli angoli più nascosti della loro anima? Proprio perché siamo tempestati di immagini pensiamo di saper incasellare tutto con uno sguardo. In realtà ci vuole tempo per saper guardare. Romeo non ha fretta e per questo riesce ad arrivare nel cuore dei suoi studenti che affrontano non solo la maturità ma anche la vita. La rivoluzione che l'Appello ha iniziato è un fenomeno che non conosce arresto e se vorrete conoscerne la potenza e la verità dovrete assolutamente leggere questo romanzo. 

La scuola che descrive D'Avenia non è una scuola utopica, io ho avuto la fortuna di vivere quella rivoluzione. Dieci anni fa ero una studentessa diciassettenne con poche certezze e molte ferite aperte; dopo una bocciatura mi affacciavo a una nuova classe senza avere una prospettiva, senza avere sogni. Ero una ragazza ammaccata su sé stessa che non riusciva a trovare il suo posto nel mondo. Ero come un riccio: un'armatura di aculei affilati per difendermi dalle ferite della vita, che si sarebbero abbassati solo quando qualcuno mi avrebbe guardata senza giudizio. Gli adulti, con un'occhiata rapida, mi etichettavano senza conoscere la mia storia e senza ricordare il mio nome, e allora, pensavo, perchè mettersi in gioco? Fino a quando ho incontrato il mio Omero Romeo. Si chiamava Diego Gabos ed era il mio professore di storia e filosofia; è stato il primo a guardarmi dritto negli occhi senza avere paura di quello che vi avrebbe trovato. Mi ha dato fiducia e ha aspettato che io uscissi dal mio guscio e iniziassi a venire di nuovo alla luce perché, insegnandomi la storia e la filosofia, mi ha anche insegnato a rinascere e ad accettare le mie ferite. Contemporaneamente a questo percorso, nella mia vita entravano le parole di un libro: quel libro era "Bianca come il latte, rossa come il sangue" il primo romanzo pubblicato proprio da D'Avenia. Quella storia mi ha insegnato a trovare il mio sogno, dovevo trovare la mia Itaca da raggiungere e questa casa l'ho trovata nelle parole e nei libri. Forse perché davanti ai libri riesco a essere me stessa senza difese, forse perché in un libro ho trovato quello che ero e quello che volevo diventare, forse perché un libro dice sempre la verità. Dopo quell'anno non è stato tutto facile, ci sono state nuove sfide, nuove difficoltà, nuovi ostacoli, nuove cadute e nuove rinascite perché, quando riconosci la tua passione, non ci può essere tempesta che riuscirà a spegnerla. 

Ora vivo tra i libri e vi consiglio di leggere, e di fare vostro, l'Appello. 




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