La mattina faccio la cartella: elmetto, e mela per la merenda.
Fucile e quaderno a quadretti grandi.
Marca da bollo e penna con l'impugnatura facilitata.
Vestito buono e cuore cattivo.
Mi preparo - ma accettare, quello ancora non riesco."
Oggi parliamo di un romanzo che ho conosciuto grazie all'amica del blog Zelda was a writer, fonte continua di esperimenti e di laboratori letterari.
"Tempo di imparare" di Valeria Parrella è una storia che racchiude in sè più stati d'animo, più volti dei protagonisti.
Sono accostate tra loro, in maniera armonica, molte emozioni. Dolore e felicità.
Fragilità e forza.
Fiducia e delusione.
Arresa e voglia di reagire, di vivere, di imparare.
Questo contrasto inizia come cominciano tutte le vite: da un rapporto d'amore, precisamente quello tra una mamma e un figlio.
Il rapporto tra la madre e Arturo non è semplice: la fatica è determinata dalla disabilità di questo figlio che, seppur a suo modo, riesce a farsi capire e intendere anche da un mondo che sembra muto, assente, isolato.
La situazione assume una nuova prospettiva quando Arturo deve essere iscritto alla prima elementare. Ogni diritto e necessità del piccolo Arturo sono soffocate da scartoffie, da passi burocratici che non guardano in faccia il problema, ma tendono solo ad aggirarlo, a rinviare le decisioni, sostanzialmente a non fare ciò di cui il bambino avrebbe bisogno.
Tuttavia questi ostacoli non abbattono la madre che continua a lottare, senza fermarsi, senza farsi abbattere da un sistema di regole non applicate, di norme che ci sono in teoria, ma in pratica sono assenti.
Fortunatamente, ci sono altri genitori come la nostra protagonista e, insieme, tentano di essere quello che non riescono a trovare nelle istituzioni. Cercano di essere un'unica famiglia che tenta di risolvere i problemi dei propri figli. Gli uni tendono la mano agli altri e così, riesce a crearsi una compagnia di genitori che si sostengono, si aiutano, sfidano la vita, le ansie, i dubbi e le paure che temono possano essere presenti nel futuro che spetta ai propri bambini.
"Impariamo a dividere l'esperienza, che si presenta tutta assieme, ora le strade sono lo scopo: percorrerle, non i loro punti di partenza e arrivo."
E poi c'è il mare, altro protagonista di questa storia, poichè sa essere il rifugio di ogni pensiero.
Quella distesa di acqua salata non fa differenze con nessuno, non distingue un paio di piedi di un bambino sano da quelli di Arturo.
Davanti alle onde tutte le orme vengono cancellate e la sabbia torna al suo posto con il solito fruscio silenzioso.
Questo libro insegna a non arrendersi, perchè c'è sempre bisogno di tempo di imparare.
Voto 9
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