Carissime lettrici,
vi propongo un breve seguito delle storie che ho iniziato a raccontarvi ieri e che vi ho proposto in "Questione di pareri".
Ecco a voi, e ci tengo assolutamente a sapere la vostra opinione!!
Bionda aveva da smaltire più rifiuti tossici di un'intera discarica. L'ho dovuta trascinare per le strade per più di un quarto d'ora.
Conseguenza?
Ora sono in ritardo.
Mia madre non si lascia perdere l'occasione per rimarcare con forza una delle tante frasi tipiche dei genitori: - Devi alzarti prima la mattina!-
Non la sto nemmeno a sentire. Cacchio, sono in ritardo e tu invece di darmi una mano mi fermi e mi fai anche la predica?
La mia testa e il mio corpo non hanno tempo per decifrare quello che dicono le sue labbra. La priorità ora è riuscire a prendere il tram e arrivare in quell'orribile prigione che sarà la mia tana per 9 lunghissimi mesi.
Mi infilo velocemente i vestiti che avevo scelto la sera prima, metto la borsa a tracolla, infilo i piedi nelle nikers, urlo un – Ciao – generale, che racchiuda tutta la famiglia e poi esco, sbattendo il portoncino di casa. Cerco di imitare Usain Bolt e corro come una matta per arrivare a quella maledetta fermata.
Giusto il tempo di arrivare, fare due respiri profondi, e l'autobus è già visibile. Non è eccessivamente pieno; c'è ancora qualche posto a sedere. Uno è mio: l'ho prenotato con la mente ancora prima che le porte si aprissero.
Dunque sono seduta comoda e in questo momento non voglio proprio pensare alla scuola.
Voglio respirare gli ultimi istanti di libertà che il cielo mi sta donando. Voglio assaporare sulla pelle gli ultimi raggi che il sole mi sta regalando. Voglio incorniciare questo attimo in un'immensa tela. Come se un pittore mi stesse ritraendo in un quadro. Voglio ricordare questo momento, perchè sarà il ricordo al quale mi appiglierò per tutto l'inverno, in speranza di rivedere, ancora una volta, il sole. La luce. L'estate.
Sono ancora immersa nei paesaggi che vedo scorrere fuori dal finestrino quando sento vibrare il mio cellulare.
“1 nuovo messaggio ricevuto da Mamma”.
Sarà la solita ramanzina via sms. Che palle! Mi sarò sicuramente dimenticata di fare qualcosa o avrò lasciato la camera in disordine o che ne so!
Visualizzo il contenuto:
-Scusami Stella, Auguri! E buon inizio. Ti voglio bene. Mamma.-
Quando ho finito di leggere rimango allibita.
Guardo l'agenda del cellulare: 10 settembre.
Mi sono dimenticata che oggi è il mio compleanno.
Resto qualche secondo a fissare lo schermo, quasi come il mio cervello si fosse spento. Poi la mia coscienza inizia ad offendermi. In silenzio.
“Che sfigata! Che disastro!
Ma sì, perchè è da sfigati, o peggio, da deficienti dimenticarsi il giorno del proprio compleanno. E' l'unico giorno completamente tuo su ben 365 e tu cosa fai, te lo dimentichi? Ma non ci sono parole per descriverti. E poi sei sfigata perchè l'unico giorno in cui bisognerebbe festeggiare e non avere impegni, tu devi andare a scuola. Il tuo primo giorno di scuola, il giorno del tuo compleanno. Indescrivibile una sfiga del genere.”
Dopo questo breve incontro con la mia coscienza sembro un cadavere.
Sono delusa da me stessa. Ma anche da chi mi sta intorno. Possibile che l'unica persona che si è ricordata del mio compleanno è stata mia madre?..Tutti gli altri dove sono? Non ci sono.
Tutte le amiche che credevo di avere, improvvisamente, sono scomparse.
La scuola, forse per la prima volta da quando l'hanno inventata, ha assunto un'importanza maggiore di quella che può avere una persona.
Sono finita nel dimenticatoio di tutti. Questo, ancora una volta, mi conferma che sono sola. Non ho amici. L'unica amica vicina che avevo è sparita dopo un litigio.
E' da allora che non ci sentiamo. Non ha assecondato il suo orgoglio neppure questa volta. E dire che di cose per lei ne avevo fatte. Evidentemente non ero molto importante.
Mi aveva perfino accusato di provarci con il suo ragazzo. Come se non avesse ancora capito chi aveva di fronte. La delusione è stata tanta. E anche in quell'occasione io sono stata zitta. Mi sono chiusa in me stessa. Come un riccio. Avevo una specie di corazza intorno. Lasciavo passare solo chi mi aveva dato fiducia, solo chi vedeva in me qualcosa di più di una semplice diciassettenne. E finora le persone che avevano superato l'aspetto esteriore erano state poche. Pochissime. Si potevano contare sulle dita delle mani. Di una mano.
Preferisco non pensare pure a questa delusione.
E' già frustrante dover andare a scuola il giorno del proprio compleanno. Ed è da sfigati dimenticarselo. Stella, sei sfigata. Non hai nessuna luce.
Apro la porta della camera e mi affaccio sulla realtà.
Chiudo dietro alle spalle il mio mondo, la mia essenza. La mia vera natura.
Sono già pronto, devo solo aspettare che papà abbia finito di mangiare.
Io non faccio mai colazione, bevo solo una tazza di caffè, per essere più reattivo.
Mi siedo sul divano e mi perdo ad osservare Abdel, mio padre.
Da giovane si contraddistingueva sempre per il suo carattere: schivo, di poche parole. Ma quando parlava diceva frasi sostanziose. Era il tipico uomo che, se si trovava in mezzo ad una discussione, bastava una sua frase per far ragionare gli altri. Era saggio. Forse era anche per questo che mamma lo aveva sposato.
Era invecchiato. Nonostante questo, dimostrava meno anni di quanti ne aveva. Alto, magro, occhi color del ghiaccio. Capelli neri con qualche sfumatura di grigio cenere, pelle color del cuoio segnata da qualche giovane ruga.
Essendo un falegname, aveva costruito con le proprie mani ogni singolo mobile della nostra casa.
Insieme alla mamma avevano arredato le stanze in ogni dettaglio, senza sperperare denaro, anche perchè non se lo potevamo permettere. Entrambi erano affezionati a ogni decorazione e, cosa assai importante, entrambi erano rispettosi del lavoro dell'altro.
Ora toccava anche a me imparare il mestiere del falegname. Lavorare con il legno era sempre stato il sogno di mio padre. Non certo il mio.
Cosa bisogna fare per essere falegnami?
C'è una caratteristica precisa per diventarlo?
Sapevo solo che il falegname è un artigiano che lavora il legno e ne ricava mobili, o altri oggetti costruiti con questo materiale. Ci sono diverse tecniche, ma quelle che venivano impiegate ad El Agheila erano tradizionali e si utilizzavano solo attrezzi manuali. Il progresso e la tecnologia per le manifatture non era una cosa ancora conosciuta da noi. Quasi tutti avevano un cellulare in tasca, ma la tecnologia non faceva parte del lavoro. Se volevi da mangiare, dovevi sudare e faticare, questo è quanto.
Sarei dunque stato all'altezza? Non potevo rispondere liberamente.
Papà voleva che io prendessi parte al suo mondo:
- Quando non avrò più l'età per lavorare toccherà a te prendere il mio posto in bottega. I clienti saranno gli stessi. Tu dovrai solo continuare a fare mobili, giocattoli, tutto quello di cui avranno bisogno.-
Quando iniziavano quei discorsi un'improvvisa sensazione di ansia si presentava alla bocca dello stomaco. Era come se i suoi progetti per me opprimessero il mio futuro. Ma rispettavo troppo mio padre per potergli dire in faccia quello che pensavo. Non volevo dargli l'ennesimo dispiacere, l'ennesima delusione.
Non sarei stato felice con il legno tra le mani e la gente che mi diceva quello che dovevo fare. Ma a mio padre non sarebbe né piaciuto né interessato tutto ciò.
Ora Abdel era pronto. Potevamo andare in bottega, rigorosamente a piedi, dato che non avevamo certo mezzi di trasporto.
Così, ci siamo incamminati. Papà non ama parlare e io mi sono adeguato.
Insieme abbiamo affrontato un'ora di passi silenziosi, lasciando le orme dei nostri piedi sulla terra.
Se mi fossi perso in quel nuovo mondo, avrei potuto ritrovare la strada per casa.
Arrivati ho affrontato il mio destino fatto di schegge.
Prima di entrare, ho guardato il cielo, si intravedeva la prima luce del giorno.
Ho respirato l'aria del mattino, quasi fosse l'ultimo attimo di libertà.
Alcuni trucchi del mestiere già li sapevo: me li ricordavo da quando ero bambino. Ora dovevo affinare la tecnica, e per farlo, avevo bisogno di mio padre.
-Il legno è come una donna, esige le giuste attenzioni. Il più delle volte hai tra le mani donne giovani, morbide, con angoli soffici. Bada Rashid che potrai incontrare anche donne vecchie, nodose, secche. Ed è proprio in questi incontri che si vede la vera bravura di un falegname. Il tuo scalpello deve essere delicato. Deve armarsi di pazienza e trovare la tecnica giusta per rapportarsi con il legno. Proprio come succede con le donne. Per mia fortuna tua madre era proprio una donna spigolosa, perchè sono quelle più difficili che si dimostrano essere le più semplici. In quanto a te, è ancora presto per parlare di matrimonio. -
Dopo questa metafora introduttiva, papà mi disse che dovevo intagliare un pezzo di legno entro la sera stessa. - Se non ci sarai riuscito- disse - rimarrai qui. Non tutto risulta facile all'inizio: ci vuole tempo. Soprattutto pazienza.-
Entro in classe in anticipo di venti minuti.
Le ragazze di oggi mi fanno paura, non mi riconosco nel loro stile. La maggior parte di loro sono tutte uguali, un esercito di prototipi. A qualsiasi età sono truccatissime: pelle soffocata dal fondotinta, palpebre dipinte di nero, tratti di eyeliner curati nei minimi dettagli, che assomigliano a opere d'arte.
Per oggi non voglio passare sotto il loro sguardo attento nel giudicare gli altri.
Voglio starmene tranquilla, soprattutto il giorno del mio compleanno, che è anche il primo giorno di scuola.
Oggi avrei conosciuto un nuovo mondo: il triennio.
Nuovi professori, nuove materie, maggior responsabilità e la lenta presa di coscienza che il mondo dei grandi si sta avvicinando sempre di più.
Spero, almeno, di essere all'altezza di questo nuovo progetto. Spero di non deludere me stessa, che è la cosa più importante, ma anche di non deludere i miei genitori, tengo molto alla loro opinione. Intanto mi sistemo nel banco vicino alla finestra: il mio preferito. Mi piace poter guardare il cielo sereno, o affollato da nuvole cariche di pioggia. Mi piace perdermi a fantasticare per qualche minuto. Mi fa sentire libera, mi ricordo di esistere.
Mi siedo e osservo quella stanza così semplice da incutere paura.
Le pareti bianche, come i tavoli della cattedra e dei banchi, arricchiti con rifiniture in ferro rosso, una lavagna apribile verde muschio e una ventina di sedie ancora vuote, sparpagliate per la classe.
Tiro fuori dalla borsa il block notes e inizio a disegnare.
Non ho una buona mano, ma è affascinante riempire i fogli con i tratti della matita, talora semplici e sottili, talvolta impegnativi e incastrati tra loro.
Improvvisamente il foglio vuoto è diventato il palcoscenico di scritte, immagini e ombre.
Un palco buio senza alcuna luce. E la tristezza che si fa sentire. Sempre di più.
La campanella suona. Un altro anno inizia: più di duecento giorni in questa prigione. Nessun luogo dove scappare. Nessun rifugio ove nascondere le proprie paure. Lentamente entrano in classe i miei compagni.
Noto che nessuno mi fa gli auguri anzi. I maschi, come sempre, faticano a salutare.
Le “ragazze in”, così le ho soprannominate io, entrano credendo di essere alla sfilata di Miss Italia: borse e vestiti firmati, capelli ordinati e perfetti, trucco marcato e unghie laccate con le fantasie più impensabili. Sono impeccabili e guardandole capisco perchè i ragazzi notino loro e non me. Non hanno nulla fuori posto: non un brufolo, non una cicatrice, non un'imperfezione.
Io ero completamente diversa, non l'opposto, ma nettamente differente come tipologia di ragazza. Per fortuna poi vedo arrivare Ginevra e Virginia.
Non abbiamo legato moltissimo negli anni precedenti, ma almeno con loro si può parlare liberamente senza aver paura di essere giudicate per l'aspetto fisico.
Il caso vuole che gli unici banchi rimasti siano vicino a me, dunque si siedono in quelli. Mi salutano, mi chiedono come ho passato l'estate. Ma nemmeno loro mi fanno gli auguri. Forse non glielo avevo detto. Osservo gli altri. Nessuno è cambiato, tutti si nascondono dietro alle stesse maschere.
Ma che mondo è se per vivere bisogna non essere se stessi? Il mondo di oggi è un mondo che non valorizza le differenze, ma le mortifica. La maggior parte della gente che conosco bada più alla forma che alla sostanza e se sei diverso, sei additato, come se avessi la peste. Che poi io mi chiedo, cosa intendono loro per diverso?





due parole: semplicemente stupendo!
RispondiEliminaStella è un personaggio davvero affascinante! credo ance grazie all'ossimo con cui la descrivi: una stella oscura!
Condivido pienamente con te la tua critica nei confronti delle "ragazze in"! E quei due nomi che hai appena nominato già mi stanno mooolto simpatici: Ginevrae e Virginia! Il primo poi... un nome meraviglioso!
Mannaggia, devo scappare al lavoro!
RispondiEliminaStasera torno a leggerti e ti faccio sapere che ne penso!
Cara Ciop, dovrai vedere quello che succederà nelle prossime puntate, permettimi di chiamarle così!
RispondiEliminaMelinda, aspetterò il tuo commento allora! :)
RispondiEliminaGrazie per leggermi sempre! Davvero!
a quando le "prossime puntate"??
RispondiEliminaHo recuperato la lettura della prima puntata e ho letto la seconda con molta curiosità!
RispondiEliminaDavvero bello, aspetto il seguito e soprattutto l'incrocio delle due storie, cui hai accennato nello scorso post :)
Mi sono persa la prima puntata... devo trovare anche io il tempo per leggere quello che scrivi, ma devo dire che sei bravissima, cara Marta... Ora però voglio entrare in queste storie affascinanti, non vedo l'ora ... Un abbraccio Raffaella
RispondiEliminaLetto.
RispondiEliminaBravissima! Mi sta prendendo proprio!
E poi scrivi veramente bene, complimenti!
Aspetto trepidante di sapere cosa succederà e come intreccerai le storie, perché le intreccerai vero? Devi intrecciarle!
Cara Ciop, sei sempre molto curiosa, dovrai aspettare un po'...forse mesi, addirittura anni...chissà!;)
RispondiEliminaClaudia, che piacere rincontrarti!
RispondiEliminaSono contenta ti piaccia, per il seguito non ci sono problemi, per l'intreccio delle storie dovrai essere paziente!:)
Cara Prof,
RispondiEliminagrazie per i complimenti, dice che forse ho trovato la mia strada?
Comunque sarà sempre aggiornata sui nuovi post e quando riuscirà a leggermi sarà uno splendido regalo!
Melinda, davvero ti sta prendendo questo racconto? E' l'effetto che cerco, quindi se si concretizza, mi fai molto più che felice!! Vuol dire che ciò che scrivo fa provare sensazioni anche ad altri e non potevi farmi complimento più bello, davvero! Per il seguito, come dicevo, nessun problema, per l'intreccio dovrai essere paziente, il progetto è ancora nella mia mente, devo solo trovare il tempo di metterlo su carta!
RispondiEliminaCredimi sono una lettrice molto critica e ho un palato viziato ma tu sei davvero dotata di una narrativa avvincente. Descrivi bene i personaggi tratteggiandoli sapientemente e fai sì che il lettore tifi per loro. Stella è la tipica ragazza che non farà mai parte della massa che tra essere e apparire sceglie di essere. Lei è autentica e questa autenticità nell'adolescenza fa sentire soli. Rashid abbraccia una professione che non sente sua e la sua prigione sono altre radicate convinzioni dovute alla povertà e al contesto. Brava, mi piace come scrivi. Auguri e complimenti per la tua capacità narrativa. Solo chi ha un certo tipo di sensibilità può dare un'anima ai suoi personaggi come fai tu. Ciao
RispondiEliminaAnthea, carissima, non puoi lontanamente immaginare quanto queste tue considerazioni mi facciano bene e mi spronino ad andare avanti nello scrivere. Dato che tu hai già formato una bellissima famiglia, do per scontato che non abbiamo la stessa età (io ho 18 anni) e vedere che ciò che scrivo può interessare anche chi non condivide con me questa età, non può che farmi realmente capire che forse scrivere potrebbe diventare un'attività da coltivare più spesso!
EliminaTi ringrazio di cuore!