martedì 23 maggio 2017

23 maggio 1992

"Capisco quello che dice a proposito della dignità.
E' vero: la dignità non si perde solo qui in Sicilia, e nemmeno solo a Roma.
La dignità la perdono quelli che guardano il telegiornale,
che piangono per le tragedie di Lampedusa e poi, quando incontrano un immigrato,
si voltano dall'altra parte o cambiano marciapiede.
La dignità la perdono quelli che hanno sempre votato
in cambio di qualcosa, per un tornaconto personale.
Questo Paese la dignità la perde tutti i giorni indignandosi per la mafia e beneficiando continuamente della mentalità e della comodità che la mafia gli lascia in eredità."

Cari lettori,
oggi è il 23 maggio 2017, una data qualunque, forse, per qualcuno; una data che non si può scordare, invece, per moltissimi.
Venticinque anni fa Giovanni Falcone veniva assassinato dalla mafia insieme alla moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Oggi, per ricordare quanto avvenuto, voglio parlarvi del romanzo "Un giorno sarai un posto bellissimo" di Corrado Fortuna pubblicato nel 2014 dalla casa editrice Baldini&Castoldi.

Fortuna ci riporta nella Palermo di quegli anni, ci racconta della vita di Arturo, un ragazzo come tanti che divide le sue giornate tra la scuola, i compiti, gli amici. Il migliore amico di Arturo è Lorenzo, un ragazzo sempre perfetto, che spesso lo spalleggia in situazioni scomode, e che ci sa fare con le ragazze. Insomma, Lorenzo e Arturo sono due ragazzi palermitani che si incontrano sui banchi di scuola e diventano inseparabili ma entrambi dovranno fare i conti con la città nella quale vivono e, soprattutto, con le famiglie dalle quali provengono.
Lorenzo è figlio di Salvatore Riccobono, un boss della mafia, un uomo rispettato da tutti, un uomo che, a un certo punto della sua vita, scapperà dalla città di Palermo con tutta la sua famiglia e poi finirà in carcere. Arturo abita nella stessa via in cui risiede Giovanni Falcone; sente le sirene della scorta che lo accompagnano a casa, addirittura trova il giudice a fargli gli auguri durante la sua festa di compleanno. Fortuna consegna al lettore due realtà che si intrecciano in un modo che sembra quasi contraddittorio eppure non impossibile.
Nonostante tutto, l'amicizia di Lorenzo e Arturo non finisce. I due si incontrano di nuovo nel 2013 in una strana circostanza: la morte di Salvatore Riccobono e un misterioso ma importante vassoio che deve essere ritrovato. In quegli anni Lorenzo aveva cercato di dimenticare le sue origini trasferendosi a Nizza; non voleva ricordare il passato, non voleva essere associato alla figura del padre, non voleva sapere nulla di quella realtà. Arturo, invece, a Palermo e all'idea di perseguire la legalità è sempre rimasto fedele. Ma cosa spinge due giovani che vivevano lontani dalla Sicilia a ritornarvi per risolvere quel mistero? E' lo stesso Arturo a svelarlo al lettore nell'istante in cui lo confida a Lorenzo.

"Io lo faccio per me, perché ho voglia di un po' di verità. Lo faccio per il bambino che sono stato, per il figlio che sono stato. Perché quel bambino merita un po' di pace, e sono sicuro che non è il solo. Certi cambiamenti arrivano piano piano. Lentamente. Bisogna avere pazienza. Oggi qualcuno mette fiori freschi nei vasi per i morti di mafia, ieri non c'erano nemmeno i vasi. Ci sono voluti vent'anni. Vuoi dirmi che è un cambiamento piccolo?"

Corrado Fortuna con un giallo ambientato a Palermo ci aiuta a capire di più cosa voleva dire abitare a Palermo in quegli anni, cosa vuol dire averci abitato dopo le stragi del 1992 e cosa vuol dire tornarci oggi, dopo essersene allontanati. Ci aiuta a riflettere su quello che è accaduto a Palermo ma anche su quello che Palermo è diventata e sta diventando, seppur lentamente. E' proprio perché Palermo, un giorno, sarà un posto bellissimo che non bisogna dimenticare il significato della memoria che ha con sé questo giorno. Non bisogna dimenticare quello che è stato in funzione del futuro. Non bisogna ricordarsene solo oggi e non farlo più da domani. Non bisogna dimenticare quello che è stato anche se non si abita a Palermo. Non bisogna dimenticare quello che è stato perché Giovanni Falcone ha sacrificato la sua vita per cercare la verità e consegnarla a ognuno di noi.


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