venerdì 6 novembre 2015

Intervista ad Arcangelo Caiazzo

Buongiorno cari amici,
dopo qualche giorno di attesa, oggi posso svelarvi la sorpresa legata al Saturday's Book di domani.
Ho il piacere di ospitare qui sul mio blog il giovane autore Arcangelo Caiazzo (lo trovate qui e qui) che ha da poco pubblicato il suo nuovo romanzo "Il meglio di ciò che sei" che potete acquistare qui.
Arcangelo, dopo avermi fatto leggere il suo libro, di cui vi parlerò meglio domani, ha accettato anche di rispondere a qualche mia domanda.


Dunque ecco qui l'intervista fatta ad Arcangelo, spero vi incuriosisca al punto di comprare il suo libro e magari di passare nuovamente qui domani, per leggerne la recensione.


1)“Il meglio di ciò che sei” è un titolo senza dubbio forte che attira l'attenzione del pubblico. In questo libro il lettore compie un viaggio che lo porta a confrontarsi con una nuova dimensione di sé. Come è nata l'idea di questa storia, è maturata nel tempo oppure è stata un'ispirazione improvvisa?

Sono del parere che non si scrive: ci si scrive. Ho deciso di raccontarmi questa storia in un periodo particolare della mia vita. Un periodo di crescita e di cambiamento. In cui stavo prendendo coscienza della mia vera natura. Di quello che sono e di come mi immagino un giorno. In quella fase avevo bisogno di dirmi quello che poi ho scritto nel libro. Ho iniziato a guardarmi dentro e a vivere le esperienze della mia vita con gioia. L’80% delle cose che hai letto nel mio romanzo le ho vissute in prima persona con i miei amici durante quel periodo. Altre come il lupo e la foca le ho sognate di notte. Sono stati proprio quei sogni a far nascere questa storia. Quindi c’è molto di autobiografico. Se noti i due personaggi principali si chiamano Andrea Cherse e Michele Colonna. Il primo ha le mie stesse iniziali: A.C. e il secondo si chiama Michele che è un arcangelo, proprio come il mio nome.
La storia l’ho buttata giù in due settimane poi ci ho lavorato per un anno per renderla come è oggi.


2) Il tuo romanzo parla della semplice vita universitaria dei personaggi che, tuttavia, si mischia con gli imprevisti che possono interferire con la quotidianità. Tra queste novità ci sono l'arte e la scoperta dei propri sogni. Pensi ci sia un rapporto stretto tra la dimensione dei sogni e quella artistica, culturale?

La quotidianità è un argomento che mi affascina da sempre. Noto molto spesso tra le persone che mi circondano o da quello che vedo in giro che viene vissuta male. Le persone seguono degli stili di vita corrispondenti a modelli predisposti. O guardano con negatività i problemi e quant’altro. Io sono una persona risolutiva e trovo soluzioni ogni volta che inciampo. E nel mio libro cerco di dare proprio questo messaggio.
Il rapporto tra sogni e arte nel mio caso è molto intenso. Sono un figlio d’arte. Mia mamma ha sempre dipinto e sono cresciuto tra colori e tele bianche da colorare. Ho recitato a teatro e studiato regia cinematografica e in tutto questo sto per laurearmi in economia. Immagino sempre ciò che farò e ciò che non farò mai. Ma penso anche che molto spesso la cultura sia esterna dal sogno. Sono due strade diverse da far coincidere. L’unica strada per fare incontrare queste due strade è l’immaginazione, che spesso è più forte della realtà. C’è una frase di Giordano Bruno che mi ha portato a questa mia visione: ’’non è la materia che genera il pensiero, ma il pensiero che genera la materia’’.


3) “Non ti annullare mai, per nessuna ragione. Indossa i guantoni e combatti la vita. Nessuno ti può fermare. Insegui i tuoi sogni e sii il meglio di ciò che sei.” Questo è un passaggio del tuo libro che mi ha colpito molto; è un incoraggiamento importante, soprattutto per noi giovani, ma pensi che sia davvero possibile realizzare i propri sogni, come succede ad Andrea, il protagonista del tuo romanzo, nonostante gli ostacoli che si possono incontrare?

Io penso di sì. Ci sono molte persone talentuose al mondo che non hanno mai realizzato molto nella vita. E ci sono molte persone meno talentuose che credono così tanto in loro stessi e in quello che fanno che raggiungono i proprio obiettivi e realizzano i propri sogni. Il trucco sta nell’alzare il culo e di fare. Io mi prefiggo sempre un obiettivo e mi muovo nella sua direzione. Sono riuscito a farmi conoscere tramite Instagram grazie al mio lavoro di scrittura. Se non avessi mai pubblicato nulla su Internet non starei qui a parlarti di me. A 20 anni mi sono occupato di politica e decisi di candidarmi nel mio paese e sono stato il secondo più votato della mia lista. Il trucco sta nel fare e dare il meglio di ciò che sei.
Gli ostacoli ci sono ovunque, l’importante è viverli con positività. Io mi rallegro del maltempo, così ho una scusa buona per restare a casa e vedere un bel film, o del traffico nella macchina, così ho il tempo di godermi una canzone. Basta guardare la vita in modo diverso.


4)“Bisogna essere grati, consapevoli e felici di essere unici, perchè ognuno al mondo lo è, e si deve manifestare la propria unicità nelle scelte di vita e nella sua pienezza.” Questo è un altro passaggio del tuo libro che ho sottolineato. E' una riflessione lodevole che, in genere, si riesce a fare solo dopo determinate esperienze vissute, proprio come accade ad Andrea nel romanzo. Cosa suggeriresti a chi deve ancora arrivare a maturare questa considerazione?

Fregatene della società e di quello che pensano gli altri. Guardati allo specchio fatti questa domanda: se non esistessero i soldi, o la sete di potere, o i giudizi degli altri, cosa faresti nella tua vita?

5)Il tuo libro incoraggia a guardare dentro se stessi, illuminando anche le parti che solitamente teniamo nascoste: siamo tutti un risultato di luci e ombre e non dobbiamo sacrificare una parte di noi a vantaggio dell'altra. E' un messaggio importante e molto apprezzato, soprattutto se a farlo è un autore giovane che si confronta quotidianamente con un mondo che forse troppe volte tende a farsi fermare dall'apparenza e dai pregiudizi, invece che conoscere. Qual è la tua posizione a riguardo?

Io mi ispiro da anni alla figura del dandy. E proprio per questo mi reputo tale. Non me ne fotte di piacere o di non piacere. Io sono così. E porto avanti me stesso. Se ho voglia di estraniarmi lo faccio e scompaio dalla circolazione. Mi do la possibilità di esserci e di non esserci. Se ho voglia di baldoria e di divertimento lo faccio. Se ho voglia di dipingere lo faccio ecc… La vera ignoranza è ignorare se stessi. E’ dandy chi, pensandosi, non ha orrore di sé.

6)Altro tema affrontato nel tuo romanzo è quello di lasciare la propria città d’origine per poi tornarci. Andrea torna nella sua Napoli consapevole della sua nuova rinascita. Quanto contano le sue origini e le sue radici per questo suo nuovo inizio?

Io credo molto nei legami e nelle radici. Credo molto nell'amore e nell'amicizia. Per me le persone che mi circondano hanno molto valore. Soprattutto perché in questi sentimenti si ci mostra così come si è senza indossare maschere. Io vivo da anni in provincia di Napoli, ad Ottaviano, e ho avuto esperienze fuori dal mio paese. L’andare via è importante per incasellare esperienze. Ma non tornare è un po’ come scappare da quello che si è.

7)Andrea, il protagonista del tuo romanzo, scopre i libri e la scrittura quasi per caso. Da autore, qual è il tuo rapporto con la lettura e la scrittura, sono nate pari passo o una ha preceduto l'altra?

Da bambino ho sempre letto, dai fumetti ai romanzi come quelli di Harry Potter, scrivevo piccoli gag divertenti insieme a mio cugino che giravamo in una piccola stanza. Ma la mia vera passione per la lettura è nata insieme alla scoperta del dandy. In questa fase della mia vita ho sentito la necessità di comunicare, così ho iniziato a scrivere racconti, poesie e poi questo libro.

8)”Il suo motto era: senza cultura non c'è eleganza” è quello che pensa Andrea. Quanto conta per te la Cultura e cosa pensi si possa fare di più in Italia, soprattutto per quanto riguarda i libri?

Credo nella cultura, ma quella fatta da autodidatta. Non nei banchi di scuola. Io mi son formato molto da solo.

In Italia si può fare tanto. Molte persone mi contattano e mi ringraziano per quello che faccio. La gente è alla ricerca del bello. Ha sete di cultura. Ha voglia di arte. Io sono un autore emergente, che si è auto-pubblicato su Internet, e ho riscontrato molto interesse da parte dei giovani. Quindi siamo noi responsabili del futuro di questo Stato. Siamo noi giovani che dobbiamo unirci e creare una “rivoluzione’’ culturale e cambiare tutto. Io sono fiducioso.

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