dopo qualche giorno di attesa, oggi posso svelarvi la sorpresa legata al Saturday's Book di domani.
Ho il piacere di ospitare qui sul mio blog il giovane autore Arcangelo Caiazzo (lo trovate qui e qui) che ha da poco pubblicato il suo nuovo romanzo "Il meglio di ciò che sei" che potete acquistare qui.
Arcangelo, dopo avermi fatto leggere il suo libro, di cui vi parlerò meglio domani, ha accettato anche di rispondere a qualche mia domanda.
Dunque ecco qui l'intervista fatta ad Arcangelo, spero vi incuriosisca al punto di comprare il suo libro e magari di passare nuovamente qui domani, per leggerne la recensione.
1)“Il meglio di ciò
che sei” è un titolo senza dubbio forte che attira
l'attenzione del pubblico. In questo libro il lettore compie un
viaggio che lo porta a confrontarsi con una nuova dimensione di sé.
Come è nata l'idea di questa storia, è maturata nel tempo oppure è
stata un'ispirazione improvvisa?
Sono del parere che non
si scrive: ci si scrive. Ho deciso di raccontarmi questa storia in un
periodo particolare della mia vita. Un periodo di crescita e di
cambiamento. In cui stavo prendendo coscienza della mia vera natura.
Di quello che sono e di come mi immagino un giorno. In quella fase
avevo bisogno di dirmi quello che poi ho scritto nel libro. Ho
iniziato a guardarmi dentro e a vivere le esperienze della mia vita
con gioia. L’80% delle cose che hai letto nel mio romanzo le ho
vissute in prima persona con i miei amici durante quel periodo. Altre
come il lupo e la foca le ho sognate di notte. Sono stati proprio
quei sogni a far nascere questa storia. Quindi c’è molto di
autobiografico. Se noti i due personaggi principali si chiamano
Andrea Cherse e Michele Colonna. Il primo ha le mie stesse iniziali:
A.C. e il secondo si chiama Michele che è un arcangelo, proprio come
il mio nome.
La storia l’ho buttata
giù in due settimane poi ci ho lavorato per un anno per renderla
come è oggi.
2)
Il tuo romanzo parla della semplice vita universitaria dei personaggi
che, tuttavia, si mischia con gli imprevisti che possono interferire
con la quotidianità. Tra queste novità ci sono l'arte e la scoperta
dei propri sogni. Pensi ci sia un rapporto stretto tra la dimensione
dei sogni e quella artistica, culturale?
La
quotidianità è un argomento che mi affascina da sempre. Noto molto
spesso tra le persone che mi circondano o da quello che vedo in giro
che viene vissuta male. Le persone seguono degli stili di vita
corrispondenti a modelli predisposti. O guardano con negatività i
problemi e quant’altro. Io sono una persona risolutiva e trovo
soluzioni ogni volta che inciampo. E nel mio libro cerco di dare
proprio questo messaggio.
Il
rapporto tra sogni e arte nel mio caso è molto intenso. Sono un
figlio d’arte. Mia mamma ha sempre dipinto e sono cresciuto tra
colori e tele bianche da colorare. Ho recitato a teatro e studiato
regia cinematografica e in tutto questo sto per laurearmi in
economia. Immagino sempre ciò che farò e ciò che non farò mai. Ma
penso anche che molto spesso la cultura sia esterna dal sogno. Sono
due strade diverse da far coincidere. L’unica strada per fare
incontrare queste due strade è l’immaginazione, che spesso è più
forte della realtà. C’è una frase di Giordano Bruno che mi ha
portato a questa mia visione: ’’non è la materia che genera il
pensiero, ma il pensiero che genera la materia’’.
3)
“Non ti annullare mai, per nessuna ragione. Indossa i
guantoni e combatti la vita. Nessuno ti può fermare. Insegui i tuoi
sogni e sii il meglio di ciò che sei.” Questo è un
passaggio del tuo libro che mi ha colpito molto; è un
incoraggiamento importante, soprattutto per noi giovani, ma pensi che
sia davvero possibile realizzare i propri sogni, come succede ad
Andrea, il protagonista del tuo romanzo, nonostante gli ostacoli che
si possono incontrare?
Io
penso di sì. Ci sono molte persone talentuose al mondo che non hanno
mai realizzato molto nella vita. E ci sono molte persone meno
talentuose che credono così tanto in loro stessi e in quello che
fanno che raggiungono i proprio obiettivi e realizzano i propri
sogni. Il trucco sta nell’alzare il culo e di fare. Io mi prefiggo
sempre un obiettivo e mi muovo nella sua direzione. Sono riuscito a
farmi conoscere tramite Instagram grazie al mio lavoro di scrittura.
Se non avessi mai pubblicato nulla su Internet non starei qui a
parlarti di me. A 20 anni mi sono occupato di politica e decisi di
candidarmi nel mio paese e sono stato il secondo più votato della
mia lista. Il trucco sta nel fare e dare il meglio di ciò che sei.
Gli
ostacoli ci sono ovunque, l’importante è viverli con positività.
Io mi rallegro del maltempo, così ho una scusa buona per restare a
casa e vedere un bel film, o del traffico nella macchina, così ho il
tempo di godermi una canzone. Basta guardare la vita in modo diverso.
4)“Bisogna
essere grati, consapevoli e felici di essere unici, perchè ognuno al
mondo lo è, e si deve manifestare la propria unicità nelle scelte
di vita e nella sua pienezza.” Questo è un altro
passaggio del tuo libro che ho sottolineato. E' una riflessione
lodevole che, in genere, si riesce a fare solo dopo determinate
esperienze vissute, proprio come accade ad Andrea nel romanzo. Cosa
suggeriresti a chi deve ancora arrivare a maturare questa
considerazione?
Fregatene
della società e di quello che pensano gli altri. Guardati allo
specchio fatti questa domanda: se non esistessero i soldi, o la sete
di potere, o i giudizi degli altri, cosa faresti nella tua vita?
5)Il
tuo libro incoraggia a guardare dentro se stessi, illuminando anche
le parti che solitamente teniamo nascoste: siamo tutti un risultato
di luci e ombre e non dobbiamo sacrificare una parte di noi a
vantaggio dell'altra. E' un messaggio importante e molto apprezzato,
soprattutto se a farlo è un autore giovane che si confronta
quotidianamente con un mondo che forse troppe volte tende a farsi
fermare dall'apparenza e dai pregiudizi, invece che conoscere. Qual è
la tua posizione a riguardo?
Io
mi ispiro da anni alla figura del dandy. E proprio per questo mi
reputo tale. Non me ne fotte di piacere o di non piacere. Io sono
così. E porto avanti me stesso. Se ho voglia di estraniarmi lo
faccio e scompaio dalla circolazione. Mi do la possibilità di
esserci e di non esserci. Se ho voglia di baldoria e di divertimento
lo faccio. Se ho voglia di dipingere lo faccio ecc… La vera
ignoranza è ignorare se stessi. E’ dandy chi, pensandosi, non ha
orrore di sé.
6)Altro
tema affrontato nel tuo romanzo è quello di lasciare la propria
città d’origine per poi tornarci. Andrea torna nella sua Napoli
consapevole della sua nuova rinascita. Quanto contano le sue origini
e le sue radici per questo suo nuovo inizio?
Io
credo molto nei legami e nelle radici. Credo molto nell'amore e
nell'amicizia. Per me le persone che mi circondano hanno molto
valore. Soprattutto perché in questi sentimenti si ci mostra così
come si è senza indossare maschere. Io vivo da anni in provincia di
Napoli, ad Ottaviano, e ho avuto esperienze fuori dal mio paese.
L’andare via è importante per incasellare esperienze. Ma non
tornare è un po’ come scappare da quello che si è.
7)Andrea,
il protagonista del tuo romanzo, scopre i libri e la scrittura quasi
per caso. Da autore, qual è il tuo rapporto con la lettura e la
scrittura, sono nate pari passo o una ha preceduto l'altra?
Da
bambino ho sempre letto, dai fumetti ai romanzi come quelli di Harry
Potter, scrivevo piccoli gag divertenti insieme a mio cugino che
giravamo in una piccola stanza. Ma la mia vera passione per la
lettura è nata insieme alla scoperta del dandy. In questa fase della
mia vita ho sentito la necessità di comunicare, così ho iniziato a
scrivere racconti, poesie e poi questo libro.
8)”Il
suo motto era: senza cultura non c'è eleganza” è
quello che pensa Andrea. Quanto conta per te la Cultura e cosa pensi
si possa fare di più in Italia, soprattutto per quanto riguarda i
libri?
Credo
nella cultura, ma quella fatta da autodidatta. Non nei banchi di
scuola. Io mi son formato molto da solo.
In
Italia si può fare tanto. Molte persone mi contattano e mi
ringraziano per quello che faccio. La gente è alla ricerca del
bello. Ha sete di cultura. Ha voglia di arte. Io sono un autore
emergente, che si è auto-pubblicato su Internet, e ho riscontrato
molto interesse da parte dei giovani. Quindi siamo noi responsabili
del futuro di questo Stato. Siamo noi giovani che dobbiamo unirci e
creare una “rivoluzione’’ culturale e cambiare tutto. Io sono
fiducioso.

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