Cari lettori,
pensavate che questa rubrica non avrebbe più avuto seguito e, invece, sono qui pronta per smentirvi e per raccontarvi una lettura forse d'altri tempi.
Dato che uno dei miei corsi universitari prevede la lettura dell'intero Decameron di Boccaccio, ho pensato che potrei dedicare un Saturday's per ogni giornata dell'opera dunque, essendo dieci le giornate del Decameron, risulterebbero dieci appuntamenti della nostra rubrica su quest'opera. Ve la sentireste?
Intanto io vi racconto quello che ho letto nella prima giornata.
"Intendo di raccontare cento novelle, o favole o parabole o istorie che dire le vogliamo, raccontate in dieci giorni da una onesta brigata di sette donne e di tre giovani nel pistelenzioso tempo della passata mortalità fatta, e alcune canzonette dalle predette donne cantate al lor diletto. Nelle quali novelle piacevoli e aspri casi d'amore e altri fortunati avvenimenti si vedranno così ne' moderni tempi avvenuti come degli antichi;"
In questo modo, Giovanni Boccaccio introduce quella che sarà, nelle pagine successive, la sua narrazione.
Come voi tutti ricorderete, Boccaccio ambienta il Decameron nella Firenze Trecentesca, ove una pestilenza sta devastando la città; nonostante questa disgrazia, l'autore decide di riporre la speranza della salvezza in dieci giovani - sette fanciulle e tre gentiluomini - che fuggiranno dalla città per ripararsi in una villa in campagna, ove passeranno le loro giornate raccontandosi storie, cantando, senza pensare a ciò che sta accadendo nel borgo. Durante ogni giornata si stabilisce il re o la regina a cui spetta di decidere il tema su cui verteranno le novelle.
La reina della prima giornata è Pampinea e il tema delle novelle è vario. Dopo le disposizioni date da Pampinea, ha inizio il racconto delle novelle da parte degli altri compagni.
La prima novella, raccontata da Panfilo, è introdotta dalle parole dell'autore "Ser Cepparello con una falsa confessione inganna un santo padre e muorsi; e, essendo stato un pessimo uomo in vita, è morto reputato per santo e chiamato san Ciappelletto." Accade che Ser Cepparello sia uno degli uomini peggiori esistenti, ricco di peccati e di vizi; egli, durante un viaggio di lavoro, si trova a essere accolto in casa da due fratelli usurai e, improvvisamente, viene colto da un malore. Ser Cepparello, avendo sentito le chiacchiere dei due fratelli, decide di far venire il parroco più santo affinchè lo confessi. Mentre parla col parroco, egli si dipinge come un uomo senza peccato, umile e rispettoso verso la religione. Così, dopo la sua morte, lo stesso Ser Cepparello viene chiamato San Ciappelletto poichè adorato e beatificato.
La seconda novella viene raccontata da Neifile e viene introdotta così"Abraam giudeo, da Giannotto di Civignì stimolato, va in corte di Roma; e, veduta la malvagità de' chierici, torna a Parigi e fassi cristiano." In questa novella, Giannotto di Civignì vuole convincere l'amico Abraam a convertirsi al cristianesimo. Egli, dopo molte insistenze, decide di andare a Roma. Una volta tornato dal suo viaggio, racconta a Giannotto quanti vizi e quanti peccati abbia visto in quella città. Tuttavia, Abraam decide di convertirsi a questa religione con molto stupore dell'amico.
La terza novella viene raccontata da Filomena e viene descritta "Melchisedech giudeo con una novella di tre anella cessa un gran pericolo dal Saladino apparecchiatogli." Il Sultano Saladino, volendo ottenere ciò che voleva con astuzia, decide di chiamare l'usuraio Melchisedech e gli domanda quale, secondo lui, fosse la religione più giusta tra quella saracena, giudaica e cristiana. Melchisedech, tuttavia, aveva intuito il tranello di Saladino e così, gli racconta una novella. Un uomo ricco possedeva una pietra preziosa che, alla sua morte, doveva essere data in eredità al figlio prediletto. Egli però amava e stimava tutti e tre i figli in egual misura e così decise di far riprodurre il suo anello in altre due copie. Una volta morto il padre, i tre figli erano in possesso ognuno di un anello e gli oggetti erano talmente tutti uguali che non si riusciva a distinguere l'originale. Così, ancora oggi, non si è arrivati a una soluzione. Con questa novella, Melchisedech convince Saladino sull'originalità di tutte e tre le religioni e riesce a non cadere nel tranello del sultano.
La quarta novella è raccontata da Dioneo e viene descritta "Un monaco, caduto in peccato degno di gravissima punizione, onestamente rimproverando al suo abate quella medesima colpa, si libera dalla pena." Un frate, stupito dalla bellezza di una ragazza incontrata, decide di condurla nella sua cella e di intrattenersi con lei. Accortosi di essere stato scoperto dall'abate, decide di uscire dalla sua cella e di lasciarla aperta, affinchè anche l'abate potesse cadere in tentazione. Ciò accade e dunque il frate non può essere punito per un peccato commesso dal suo stesso superiore.
La quinta novella è raccontata da Fiammetta ed è introdotta "La marchesana di Monferrato con un convito di galline e con alquante leggiadre parolette reprime il folle amore del re di Francia." La novella parla di come la marchesa di Monferrato si trovi a dover affrontare le attenzioni del re di Francia Filippo Augusto il quale, sentendo le voci sulla donna, se ne era innamorato senza neppure vederla. Egli si invita a pranzo presso la marchesa, la quale fa cucinare tutte le galline del luogo. Una volta consumato il pranzo, il re si accorge di come il banchetto fosse composto solamente da galline. La donna confida al re Filippo che tutte le donne, anche se differenti in virtù e onore, sono uguali. Il re, sentendo questa metafora, capisce che deve lasciarla in pace, poichè sposata, e se ne disinnamora.
La sesta novella è raccontata da Emilia e viene descritta come "Confonde un valente uomo con un bel detto la malvagia ipocrisia de' religiosi." Un frate aveva sentito parlare di un uomo molto ricco che si vantava di avere un vino talmente buono che anche il Signore sarebbe venuto a berlo. Così, si recò da questo uomo, colpevolizzandolo di aver dato dell'ubriacone al Signore e, per penitenza, avrebbe dovuto cenare ogni sera in convento e sarebbe dovuto andare a messa ogni mattina. Dopo qualche tempo, dopo un confronto tra loro due, il frate si adira con l'uomo e lo caccia.
La settima novella è raccontata da Filostrato e viene descritta "Bergamino con una novella di Primasso e dell'abate di Clignì onestamente morde una avarizia nuova venuta in messer Can della Scala." Bergamino è un novellatore che, dopo un ingaggio da parte del signor Can Grande della Scala, riceve in dono solo tre vesti. Successivamente, Bergamino si lamenta dell'avarizia di Can Grande, narrandogli la storia di Primasso e dell'abate Clignì. L'abate non vuole riceve Primasso che, durante l'attesa, aveva mangiato i tre pani che si era portato e, quando poi l'abate aveva capito che il giovane era venuto per onorarlo, si vergognò e per scusarsi donò a Primasso denari, vestiti e un cavallo da viaggio. Dunque, Can Grande, avendo capito il messaggio di Bergamino, gli donò altre ricchezze.
L'ottava novella è raccontata da Lauretta e viene introdotta "Guglielmo Borsiere con leggiadre parole trfigge l'avarizia di messer Ermino de' Grimaldi." Il signor Grimaldi era l'uomo più ricco di Genova e, al tempo stesso, il più avaro. Un giorno, arriva in città messer Guglielmo che, sentito parlare del Grimaldi, vuole incontrarlo. Ermino accoglie con piacere Guglielmo e gli domanda cosa avrebbe potuto dipingere sulla parete della sua nuova abbazia; Guglielmo gli dice di dipingere la Cortesia. Udendo queste parole, Ermino capisce di essere nel torto e di dover cambiare il suo stile di vita.
La nona novella è raccontata da Elissa e viene introdotta "Il re di Cipri, da una donna di Guascogna trafitto, di cattivo valoroso divenire." Una donna va in pellegrinaggio al sepolcro e, al suo ritorno a Cipri, viene violentata da alcuni uomini. Per avere giustizia, la donna si rivolge al re di Cipri, il quale era famoso per la sua indulgenza. Tuttavia, dopo l'incontro con la donna, il re stabilisce che tutte le ingiurie devono essere punite severamente.
La decima novella è raccontata da Pampinea è raccontata "Maestro Alberto da Bologna onestamente fa vergognare una donna, la quale lui d'esser di lei innamorato voleva far vergognare." L'anziano maestro Alberto di Bologna, medico famoso e anziano, si innamora di una bellissima donna, Margherita dei Ghisolieri. Egli si reca giornalmente davanti alla casa della donna, ma lei non riesce a capire come un uomo della sua età possa ancora innamorarsi. In un giorno di festa, Margherita lo invita a entrare in casa tuttavia, l'uomo, accortosi dell'invito non naturale, confessa alla donna come l'amore degli uomini più maturi è migliore e più sicuro di quello dei giovani. Osserva nuovamente che si mangia anche la parte più cattiva dei porri e che, dunque, anche il suo amore poteva essere assaporato.
Eccoci arrivati alla fine della prima giornata del Decameron. Spero vi sia piaciuta anche se, come recensione, è un po' d'altri tempi.

Si vede che questa lettura, sebbene datata, ti stia piacendo. Ci sono libri, e il Decameron rientra fra questi, che sono sempre attuali. Rileggitela spesso questa recensione, ti aiuterà moltissimo all'esame! Ma so già che andrai benissimo :)
RispondiEliminaBuon weekend e buona lettura!
ciao marta! libro arrivato ed acquistato. :P grazie ancora.
RispondiEliminaMartola ;) come stai?
RispondiEliminaIl Decameron è stato uno di quei libri che mi è rimasto un po' lì, in gola, per il semplice fatto che, per la maturità, o per lo meno per l'anno scolastico avrei voluto saperne di più ed invece... mi ritrovai con interi papiri contenenti formule geometriche -.-'' . Sai bene che non ho la passione della lettura e quindi, approfitto delle tue recensioni per saperne di più! :)
Oh, mi piace questo progetto! Ti servirá anche nel momento in cui prima dell'esame avrai bisogno di qualche schema, anche se sono certa del fatto che sei molto precisa e organizzata e giá avrai tantissimo materiale. Anche il mio esame di letteratura italiana era sul Decameron, in realta´erano due moduli: il primo su Boccaccio (in particolare le novelle amorose) e il secondo sui poeti del secondo '900, quindi dicamo due cose parecchio diverse ma che apprezzai proprio per questa diversitá!
RispondiEliminaMi é molto piaciuto quello che hai scritto, come lo hai scritto, forse perché ormai so di che stai parlando (a gennaio, Boccaccio, mi usciva dalle orecchie).
Ti chiedo veramente scusa per non essere presente in queste settimane, so solo io quanto vorrei scrivere, e farlo bene, ma ogni volta che mi metto qui davanti, l'unico che riesco a scrivere é un orrore tremendo. Forse non so veramente di che parlare, non so...Quindi come al solito preferisco leggere qua e lá i vostr blog, lasciando il mio pieno di ragnatele (cosa che odio).Spero tanto che all'universitá vada tutto bene, e che questo tuo entusiasmo possa durare ancora per tantissimo tempo. Ti abbraccio forte.
Grazie Marta! Ora in questi giorni mi sento un pò sopraffatta, tante cose da fare! Ma fra me e me penso che è normale sentirsi così quando si comincia a muovere i primi passi da adulta no? Proprio oggi mi chiedevo, e se mi fossi fatta i fatti miei e avessi pensato solo alla tesi, quanto tempo libero avrei avuto? Molto. Però magari non avrei mai avuto qualcosa da scrivere nel mio curriculum.
RispondiEliminaChe ti devo dire, spero che ne valga la pena!