Cari lettori,
nonostante l'influenza si sia impossessata di me, sono riuscita a concludere la lettura della settimana e sono pronta a parlarvene.
Devo ammettere che, in questo inizio d'anno, sto dedicando molta attenzione ai classici, un po' perchè sto affrontando personaggi importanti della nostra letteratura, un po' per curiosità e interesse personale, un po' per l'esame che mi spetta alla fine dell'anno.
Dunque, mentre la mia febbriciattola andava su e giù, le mie tonsille [che peraltro non esistono più da qualche anno] mi procuravano ugualmente mal di gola e le mie forze svanivano, sono riuscita a concludere la lettura di cui vi parlerò oggi.
Vi parlerò de "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo, nome dietro il quale si nasconde Aron Hector Schmitz, pubblicato per la prima volta nel 1923 presso l'Editore Cappelli di Bologna, io invece ho letto l'edizione Oscar Mondadori edita nel 1988.
"La vita somiglia un poco alla malattia come procedere per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti.
A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale.
Non sopporta cure.
[...]
La vita attuale è inquinata alle radici."
La storia di Zeno Cosini, protagonista di questo manoscritto, non è certo un'esistenza facile e felice, questo traspare sin dalle prime pagine della suo racconto.
Egli scrive per liberarsi dalla cura della psicanalisi e dalla malattia che lo assilla: la nevrosi.
Zeno ripercorre quindi i punti salienti della propria vita, ma lo fa ricostruendo con logica le informazioni che potranno essergli utili. Non assistiamo dunque al "flusso di coscienza" che caratterizza alcuni autori del primo Novecento come lo stesso James Joyce, nonchè amico dello stesso Svevo.
Se infatti il Mr Bloom di Joyce parla senza seguire uno schema premeditato, Zeno esegue un'analisi di quello che va a esporre al lettore e al dottor S. Ciò non avviene in Joyce, dove la scrittura si sposta velocemente dalla prima alla terza persona, per tuffarsi completamente all'interno dei personaggi, all'interno dei loro pensieri.
Zeno aspira a diventare una persona normale, un borghese come tanti altri, tuttavia questa sua condizione non gli lascia scampo e, per certi punti di vista, possiamo anche affermare che, proprio grazie alla malattia, egli riesca a riconoscere ciò che non va nella società e nelle persone che lo circondano.
Come la rivoluzione del romanzo novecentesco stravolge ogni certezza, anche la rivoluzione interiore di Zeno cambia ogni visuale, ogni punto di vista d'analisi.
Nel suo manoscritto Zeno parla della sua dipendenza dal fumo e delle numerose volte in cui tenta di smettere anche con questo vizio.
La sua esistenza è svogliata e noiosa, ciò è manifestato dalle numerose volte in cui il protagonista cambia facoltà universitaria, un atteggiamento che sembra inconcludente e non appropriato perfino al padre, di cui Zeno teme il giudizio sino all'ultimo. Infatti, proprio in punto di morte, il padre di Zeno lo colpisce con una sberla e questo gesto scatenerà numerosi sensi di colpa e, al tempo stesso di giustificazione, da parte di Zeno.
Il tormento interiore non finisce qui e continua anche nella sfera emotiva del nostro personaggio.
Nonostante egli sia innamorato di Ada, è costretto a sposare Angela, anch'ella figlia del giovane Giovanni Malfenti, ritenuto da Zeno come un secondo padre.
Anche se inconsciamente Angela è la donna che lui stesso ha scelto, rimane sempre legato ad Ada in tutto il corso dell'esistenza e dello stesso romanzo.
Il matrimonio è vissuto in modo libero da Zeno, che divide il suo cuore tra la moglie e l'amante Carla, la quale funge quasi da aiuto per il protagonista poichè egli, dopo ogni loro incontro, afferma di scoprire di amare di più la propria moglie.
Ultimo passo che Zeno ci racconta è il tentativo di accedere a questo mondo borghese dal quale però non è ben accetto date le sue stranezze.
Inizia a lavorare con il marito di Ada in un'attività commerciale ma, ben presto ci saranno difficoltà, determinate dalla stessa morte di Guido.
Il romanzo si chiude con il capitolo dedicato alla psicoanalisi, in cui Zeno afferma di essere guarito, paragonando la vita alla sua malattia.
Un libro difficile e intenso, con momenti lenti e altri più facili e veloci.
Un libro che farà parte delle vostre librerie perchè ingombrante di significato e cultura.
Un classico.
Voto 8

buon sabato marta! come stai? passata l' influenza? un bacio grande
RispondiEliminaBuongiorno carissima Marta,
RispondiEliminati ringrazio davvero di cuore per il commento bellissimo che mi hai lasciato, come sempre sei di una dolcezza e soprattutto di un'intelligenza disarmante... Sarebbe bello se veramente fosse come dici tu, lo so benissimo, ma diciamo che il motivo per cui ho abbandonato qualsiasi tentativo di riavvicinamento è ben più banale, visto che la sua fidanzata non sembra avere particolare interesse nella mia presenza. Cioè queste dovrebbero essere cose che si chiariscono loro due, no? Invece a quanto pare, Andrea non le deve mai aver parlato di me, e io mi sento a disagio ogni volta che li incontro...E se noi due non siamo più amici, non è perchè un giorno c'è stata una litigata o cose del genere, ma niente, semplicemente il tempo è passato e non noi eravamo più amici. Non lo so, Marta, però lui ora è felice e a me va bene così.
La storia della tua mamma studentessa è assolutamente bellissima, ma ancor più bello è quello che mi hai scritto...Cavolo, Marta, ma dentro la tua testa c'è una donna fantastica!! Immaginavo che la tua mamma fosse professoressa, non volevo fare una figuraccia ma ne ero quasi certa. Sai che alle medie anche io ho avuto un paio di prof veramente bravi, e mi sono sempre chiesta: ma perchè non vanno ad insegnare alle superiori, dei prof così appassionati, invece che stare alle medie con dei ragazzini? Solo col tempo ho poi imparato che se amo follemente il francese è perchè me lo ha insegnato benissimo la mia prof delle medie, e che la mia passione per la letteratura -come ti avevo già raccontato- viene proprio da quei 3 anni... Non ti nego che ho sempre sottovalutato i prof delle medie, quei 3 anni di limbo tra le elementari e le ben più importanti superiori, quando invece se ci pensiamo bene, è da lì che nascono le passioni, i primi scontri con la matematica... Per carità, non che la formazione sia già completa alle superiori, assolutamente no, però inizia bene prima del primo anno di scuola superiore!
Per quanto riguarda questa recensione, invece, sono d'accordo con la tua opinione: divertente ma anche noioso in alcuni punti. Però penso che sia da leggere assolutamente, e per te che ti sei dedicata pure a Joyce deve avere un valore in più.
Posso farti solo un appunto? (dentro di me vive una professoressa d'italiano, sappilo....): nelle prime righe, attenzione AI classici ;)
Ooooh non vedo l'ora di sapere cosa pensi del libro di Giordano, io ancora non l'ho iniziato, ahimé! Ma se la tua recensione mi colpisce, giuro che lo farò immediatamente :)
Buon weekend bella!
Ciao!! Ti ricordi di me? Comunque avevo letto "La coscienza di Zeno" al liceo sotto "costrizione" della prof. e devo ammettere che nonostante i miei dubbi iniziali è stato un libro che mi è piaciuto un sacco,forse perché spesso,involontariamente,mi sono immedesimata nel personaggio di Zeno. :) un bacio!
RispondiEliminaSono venuta a curiosare da te, spero di averti riconosciuta Rossella! :)
EliminaDevo dire che questo romanzo mi ha sconvolta ma da un punto di vista assai positivo!
Un abbraccio e bentornata!
Se ti è piaciuto ti consiglio di vedere la versione cinematografica con Jonny Dorelli,molto fedele al libro. :) un abbraccio!
EliminaIl solito libro che mi propongo sempre di leggere, ma che rimando in continuazione perchè mi sembra troppo "pesante".
RispondiEliminaIo e le mie promesse non mantenute...