"Dovevo riempirmi la testa di cose e libri da leggere.
Era inutile continuare a torturarsi per niente.
Ormai le carte erano state date e
per me era stata una mano sfortunata."
Il libro di cui parliamo oggi è "Siro" dell'autore Francesco Vidotto ed edito dalla casa editrice Minerva Edizioni.
Abbiamo già parlato di due romanzi di questo autore ma, per chi si fosse perso i post, può recuperare qui (click e click).
L'autore inizia a raccontare la storia di Siro dopo alcune coincidenze del destino. Egli, mentre si trova al cimitero per dare l'ultimo saluto al proprio nonno, riconosce tra le tombe quella di Siro e ricorda di come quest'uomo avesse come unico amico suo nonno Leone e, proprio per questo, al momento della sua morte, aveva lasciato ogni suo avere - racchiuso in una scatola - a Leone. Francesco, dopo aver cercato per casa, trova quella scatola di cartone con all'interno pochi oggetti tra cui un quaderno sgualcito, con pagine ingiallite, ma sulle quali c'è la calligrafia di Siro.
Capitolo dopo capitolo, ci immergiamo in questa storia e scopriamo che il protagonista è un pastore, insieme ai suoi fratelli Gino e Bareta, tuttavia Siro ha un desiderio: imparare a leggere e a scrivere. Nonostante le convinzioni del Nane, suo padre, che riteneva l'istruzione una perdita di tempo oltre che una distrazione per il lavoro tra i pascoli, Siro - grazie a un abbecedario - riesce a soddisfare questa sua volontà che gli costerà cinghiate da parte del padre e una finirà per rompergli il dito indice che rimarrà per tutta la vita storto.
Siro non si arrende e continua a leggere e ciò sarà di conforto alla solitudine vissuta in montagna, tra le cime, i prati e il gregge. Tuttavia questa solitudine non tarderà a essere colmata: Siro conosce casualmente Vera, la figlia del medico del paese. La ragazza inizia a trascorrere del tempo con il pastore e se ne innamora. Un amore vero e puro, il loro, che non si nutre delle differenze sociali, delle condizioni fisiche di Siro, del suo lavoro, un amore che vive solamente di sentimento e rispetto, come dovrebbe essere. Insieme, i due, passeranno intere giornate nei meravigliosi boschi del Cadore, osserveranno la Natura sbocciare come il loro amore. Ma la famiglia di Vera aspira ad altro per la figlia, vuole di più e non si accontenta certo di un pastore come Siro, anche se sa leggere e scrivere, e compie di tutto pur di interrompere la loro relazione. I destini di Vera e Siro, dunque, prenderanno strade diverse.
Passeranno degli anni, durante i quali Siro dovrà affrontare la morte della madre, poi di Gino e Bareta caduti in guerra, e anche la sua vita sarà messa in pericolo più volte. Nel frattempo Vera diventerà moglie e andrà a vivere a Venezia.
A guerra finita, quando bisogna ricostruire la propria vita, insieme alla propria casa e al proprio paese, Vera e Siro si incontreranno di nuovo.
Quei due cuori che non avevano mai smesso di battere l'uno per l'altro dovranno parlarsi nuovamente, confrontarsi e capire che c'è ancora qualcosa di importante che lega le loro vite, che sono come due fili che non hanno mai smesso di tessere la stessa tela.
Siro riemerge prepotentemente dal passato grazie al diario trovato da Francesco, che riporta alla luce una storia vera, autentica. Non ci sono effetti speciali: i destini dei protagonisti seguono la trama che hanno scelto e che talvolta qualcun'altro ha scelto per loro. Ma la speranza è l'ultima a morire ed è in questa storia che ne abbiamo la dimostrazione: anche quando tutto sembra perso, arriva un lume a schiarire le giornate che rimangono. Siro racconta di quanto si può volere una cosa e di come la si può raggiungere anche senza mezzi, ma solo con la determinazione. Siro e Vera sono la prova di come il sentimento dell'amore non abbia bisogno di nulla, se non di due cuori che vogliono battere all'unisono e fare un'armonia.
Siro è tutto questo, ma anche molto altro.
Voto 10


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