"Ho spezzato il mio corpo
come se fosse pane e l'ho distribuito agli uomini. Perchè no? Erano
così affamati, e da tanto tempo.
Finisco sempre per tornare
a Rilke. E' così strano Rilke era un uomo fragile e ha scritto gran
parte della sua opera fra le mura di castelli ospitali, e magari
sarebbe stato distrutto dalle circostanze in cui ci troviamo a vivere
noi. Ma non è proprio questo un segno di buona economia -il fatto
che, in circostanze tranquille e favorevoli, artisti sensibili
possano cercare indisturbati la forma più giusta e più bella per le
loro intuizioni più profonde; e che poi, in tempi più agitati e
debilitanti, queste stesse forme possono offrire appoggio e
protezione agli uomini smarriti? Ai turbamenti e ai problemi che non
trovano forma o soluzione, perchè ogni energia è consumata dalle
necessità quotidiane?
In tempi difficili si
tende a disprezzare le acquisizioni spirituali di artisti vissuti in
epoche cosiddette più facili (ma essere artista non è di per sé
abbastanza difficile?), e si dice: tanto, cosa ce ne facciamo?
E' un atteggiamento
comprensibile, ma miope. E rende infinitamente poveri.
Si vorrebbe essere un
balsamo per molte ferite.”
(Etty Hillesum)

La parola "balsamo", abbastanza ricorrente tra quelle di Etty Hillesum, è atroce.
RispondiEliminaConcordo. Dà l'idea dell'atrocità subita. Ricordo con stima le sue pagine lette qualche anno fa.
EliminaÈ una bella pagina. Vera e bella.
RispondiEliminaHai ragione, Marina.
EliminaEcco da dove viene il "tuo" balsamo per le ferite.
RispondiEliminaBuona settimana Martola!
un silenzio rispettoso.
RispondiEliminadelle parole che assordano con un sussurro